Mostra del Cinema: 7 settembre, la Commissione Nazionale valutazione film della Cei fa il punto sulle proiezioni del nono giorno

L’Agenzia SIR con la Commissione Nazionale valutazione film della Cei è a #Venezia74, seguendo tutti i film del Concorso. Insieme al Segretario della Cnvf Massimo Giraldi, giurato a Venezia per il premio cattolico internazionale “Signis”, ogni giorno il commento sui film in cartellone.
Giovedì 7 settembre sono due i titoli in gara per il Leone d’oro. Iniziamo da “Jia Nian Hua” (“Angels Wear White”), secondo lungometraggio di Vivian Qu, regista, produttrice e sceneggiatrice cinese. Dopo “Trap Street” del 2013, Vivan Qu torna a Venezia con un film ambientato in una piccola città di mare nel Sud della Cina; due ragazze vengono aggredite in un motel da un uomo; l’unica testimone è una receptionist, Mia, che per paura di perdere il lavoro tace. “Ritratto dello smarrimento e della confusione nella Cina di oggi – racconta dal Festival Massimo Giraldi –, un Paese stretto tra il progresso e una modernità confusa, disordinata. La regista dirige con taglio indagatore, mettendo a fuoco un clima di sospetto e di paure, che si concretizza bene nella rimozione finale della grande statua di Marilyn Monroe. Sguardo acuto e pertinente, per l’unica autrice femminile nel Concorso di Venezia 74. Un film complesso e problematico”.
Secondo titolo in competizione al Lido è “Mektoub, My Love: Canto Uno” del franco-tunisino Abdellatif Kechiche, già vincitore a Venezia del Leone d’argento nel 2007 con “Cous Cous”. Nel suo ultimo film, Kechiche racconta le vacanze nel Sud della Francia di un ragazzo che vive a Parigi e torna a casa d’estate dalla famiglia. Le giornate trascorrono tra mare, amici e ragazze. “Tutto è affidato a dialoghi serrati – sottolinea Giraldi – in un crescendo di parole infinito e senza tregua. In 180 minuti di film il regista insegue implacabile con la macchina da presa gli attori senza mai abbandonarli, con un stile all’apparenza spontaneo e naturalista, che finisce però per diventare insistito e pesante, persino artificioso. Oltre a essere verbosa, la narrazione mette al centro anche relazioni e dinamiche sentimentali; è un gioco di ammiccamenti per una sessualità persistente ma non del tutto esplicita. Il film ha un andamento di certo interessante, ma risente di lungaggini. Un racconto sociale che finisce per essere privo di respiro, sottraendo anche forza espressiva ai giovani interpreti, bravi e convincenti in parte. Nell’insieme il film è complesso e problematico”.
È invece fuori concorso a Venezia “Il colore nascosto delle cose” di Silvio Soldini, con Valeria Golino e Adriano Giannini, in uscita nelle sale italiane da venerdì 8 settembre. Dopo il documentario “Per altri occhi. Avventure quotidiane di un manipolo di ciechi” (2013), Soldini torna a raccontare la condizione di un non vedente; in questo caso la protagonista è Emma, che conosce un pubblicitario superficiale e impegnato, Teo, centrato su se stesso. Tra i due scatta una imprevista passione, che mette in discussione le rispettive esistenze. “Mantenendo il consueto stile scorrevole e compatto – indica Massimo Giraldi – Silvio Soldini anche questa volta offre una prova di indubbio interesse senza tuttavia raggiungere livelli di grande originalità. Valeria Golino si impone nel film in un ruolo non facile, lontano da prevedibili stereotipi e tratteggiando il personaggio con un’accuratezza di atteggiamenti e dettagli. Anche Adriano Giannini disegna bene il ruolo di Teo, muovendosi con la consueta professionalità, restituendo in maniera credibile il percorso di cambiamento del personaggio. Il film si presenta come consigliabile e problematico, adatto a dibattiti”.

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