Australia: domenica 10 settembre Giornata per la protezione dei minori. Sondaggio su 1.400 bambini, “adulti, ascoltateci”

La preoccupazione che le cose possano andare peggio se parlano. La convinzione che gli adulti non saprebbero che cosa fare e, infine, il disagio e l’imbarazzo di confidarsi con qualcuno. Sono queste le motivazioni che impediscono ai bambini e ai giovani di parlare con un adulto della loro sicurezza e degli abusi sessuali. È quanto emerge da un sondaggio condotto in Australia dall’Istituto di ricerca sulla protezione dei minori dell’Università Cattolica australiana che ha intervistato a livello nazionale 1.400 giovani e bambini. La stragrande maggioranza degli intervistati (8 bambini su 10 e 9 bambine su 10) ha detto di sentirsi sicuro quando è a scuola, in chiesa, in campi estivi o nella pratica degli sport. Tuttavia 1 bambino su 5 ammette che non saprebbe cosa fare né a chi rivolgersi in caso non si sentisse sicuro o qualcuno procurasse loro del male. Dal sondaggio, ricevuto oggi dal Sir, emerge che nella percezione dei ragazzi, “gli adulti non hanno abbastanza tempo per loro, non prendono in seria considerazione il lavoro di protezione dei minori e che agli adulti non piace parlare di cose delicate e sensibili”.

Nel sondaggio viene quindi chiesto ai ragazzi di esprimere le loro aspettative rispetto a quello che un adulto può fare nel caso in cui viene a sapere di un abuso. Le risposte sono state: “Sapere cosa fare e cosa dire; avere un adulto di fiducia da cui andare, con cui parlare, in grado di aiutarlo”. Agli adulti gli intervistati chiedono di avere la capacità di “notare che qualcosa non va e di credere a quanto si sta loro dicendo”. In una parola, “fare attenzione”. Alle istituzioni i ragazzi chiedono di “rispettare i loro bisogni e desideri”, di “ascoltare ciò che pensano, sentono e vedono”, soprattutto se “subiscono abusi, sono bullizzati o trattati male”; di “vedere cosa stanno facendo gli adulti e come si stanno comportando”, di “ascoltare cosa i bambini stanno realmente esprimendo”; informare i ragazzi sui “pericoli ma anche su cosa possono fare per proteggersi”. Dal sondaggio emerge anche che i ragazzi intervistati apprezzano “gli sforzi” che gli adulti fanno per la loro sicurezza ed affermano che “le cose non sono così male come pensano gli adulti”. Desiderano però essere coinvolti dalle istituzioni e dalle comunità per renderle sempre più sicure, in quanto “loro sanno più di tutti di cosa hanno bisogno”. I risultati dell’inchiesta sono stati pubblicati e diffusi anche con un video animato alla vigilia della “Domenica per la protezione dei minori” che si celebra domenica 10 settembre in tutto il Paese e che quest’anno ha per tema “Ascoltami, guardami”, per invitare le comunità ad ascoltare e prendere in considerazione la voce dei bambini.

Il sondaggio è stato commissionato dalla Royal Commission che sta lavorando per dare una risposta istituzionale alla piaga degli abusi sessuali sui minori, dopo aver indagato per quattro anni con un’inchiesta a vasto raggio che ha fatto emergere circa 4.440 casi di pedofilia, commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali risultano coinvolti 1.880 sacerdoti (il 7% dei preti australiani).

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy