Fede e cultura: Roma, 72° convegno Fondazione Centro studi filosofici. Alici, “il corpo tra limite e ferita: la doppia articolazione della cura”

“Non si può considerare il corpo solo nello splendore anatomico che lo contraddistingue nel fiore degli anni o nell’efficienza fisiologica delle sue prestazioni migliori; occorre riconoscere il potere fuorviante di ogni rimozione sistematica delle difettività endogene ed esogene che trasformano un corpo sano in un corpo malato”. È un passaggio della relazione tenuta da Luigi Alici (filosofo dell’Università di Macerata) al convegno su “Il corpo e le sue trasformazioni” promosso dalla Fondazione Centro studi filosofici di Gallarate e in corso a Roma fino a domani. Alici (intervenuto su “Il corpo tra limite e ferita: la doppia articolazione della cura”) sottolinea come sia “difficile tematizzare il nesso tra il corpo e la cura se non siamo disposti a riconoscere la pertinenza antropologica di un corpo piagato, fetido, mutilato, violentato, maleodorante, ultimamente senza vita. È parimenti molto difficile parlare di cura, senza aver mai sperimentato i tempi lunghi dell’assist enza a un corpo martoriato e senza speranze di guarigione; esperienze spesso umanamente atroci e insostenibili, che la routine priva di ogni eroismo eccezionale e che le situazioni più disperate spogliano di ogni forma, anche minima, di reciprocità gratificante”. Per Alici “non si può parlare a cuor leggero di cura ignorando l’ambiente confortante e drammatico di un hospice o lo squallore nauseabondo di un cronicario…”.
Domani, 30 settembre (ore 9.00) la quinta relazione del convegno su “Fenomenologia e teologia del corpo” (Emmanuel Falque, Institut Catholique de Paris); infine sesta relazione “Il corpo della madre. Prospettive bioetiche” (Marianna Gensabella, Università degli Studi di Messina).

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