Migranti: Famiglia Cristiana, nel numero in edicola domani un’intervista al ministro dell’Interno Minniti

“Deve essere chiaro che, per noi, la salvezza della vita umana è un principio assolutamente imprescindibile. Noi abbiamo accolto, stiamo accogliendo e continueremo ad accogliere. Cercando però di governare il fenomeno e non di inseguirlo”. È un passaggio della lunga intervista dell’inviata Annachiara Valle al ministro dell’Interno Marco Minniti, che “Famiglia Cristiana” pubblica in esclusiva nel numero che arriva in edicola domani. La questione migranti, sostiene il ministro, non è un’emergenza: “Questa è una parola da cancellare”, chiarisce, “perché una grande democrazia affronta le questioni diversamente. L’emergenza è un approccio populista, mentre riformisti e democratici affrontano il problema con una visione”. Minniti spiega la sua strategia, il cui primo obiettivo è sconfiggere i trafficanti di esseri umani: “Di fronte abbiamo un nemico potente, in grado di governare le rotte persino da Dacca, passando dal deserto e fino al Mediterraneo”. Non a caso, insiste, il 97% del traffico di esseri umani passa dalla Libia. Non solo, con “la sconfitta militare dello Stato islamico”, aggiunge il ministro, “dobbiamo sorvegliare che, da quella rotta, non rientrino in Nordafrica e in Europa coloro che erano partiti per combattere”. Un piano che non contempla solo il blocco dei flussi dei migranti irregolari ma anche “la fine delle guerre, il raffreddamento dei conflitti, la costruzione di percorsi democratici e la formazione di una nuova classe dirigente”. Minniti non nasconde la consapevolezza che le condizioni di vita nei centri di raccolta di migranti in Libia “non rispettano gli standard”: “Per noi – aggiunge – è un imperativo categorico affrontare il tema delle condizioni di vita e del rispetto dei diritti umani nei centri di accoglienza in Libia”. Quanto all’accoglienza in Italia, il ministro informa: “Con i Comuni abbiamo firmato un’intesa volta a rafforzare l’accoglienza diffusa. I piccoli numeri permettono una migliore integrazione e spaventano di meno le popolazioni. Come ministro devo preoccuparmi della paura della gente. Paura che va compresa per liberare la popolazione da questa gabbia, mentre i populismi spingono per tenere la gente prigioniera di questo sentimento”. Non manca una velata battuta polemica sulle Ong del mare: “Mi piacerebbe vedere, anche per una sola volta, una richiesta di approdare anche in altri porti europei. Un gesto, un simbolo che consenta di rendere evidente che l’Italia non può essere lasciata sola di fronte alla sfida dell’accoglienza”.

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