Laici: Elia (Meic), “leggere la realtà per uscire da schematismi e reimparare a prendere la parola”

Il laicato ha perso la propria capacità di elaborazione, “ma sullo scoglio di un laicato poco disponibile al rinnovamento e alla sperimentazione rischia di infrangersi l’azione riformatrice di Papa Francesco”. Lo afferma in un’intervista al Sir Beppe Elia, presidente del Meic, convinto, inoltre, che i laici debbano saper leggere la realtà e contribuire con un “impegno dal basso” a rigenerare la politica, come chiesto da Papa Francesco la scorsa primavera nell’incontro per i 150 anni dell’Azione cattolica. Tra le piste di impegno del Movimento “lo studio della realtà di oggi” nella quale, spiega, “la dimensione spirituale non è andata smarrendosi ma si sta incanalando in direzioni che la comunità ecclesiale non intercetta, se non marginalmente. Capire la realtà significa per noi uscire da alcuni schematismi semplicistici, per cogliere le attese e le domande non espresse, ma che esistono e richiedono un cambiamento di linguaggi, stile, iniziative”. Vi è poi la questione della sinodalità: “Siamo lieti che Papa Francesco abbia pensato ai Sinodi con un’apertura cui non siamo ancora abituati: la stessa idea di diffondere questionari a tutte le Chiese per raccogliere osservazioni, idee, proposte su specifici temi mette in discussione una tradizionale prassi del passato, che vede il laicato chiamato in causa assai raramente”. Occorre “reimparare – conclude il presidente Meic – a prendere la parola, con la consapevolezza che l’esperienza di noi laici, le nostre competenze, sono vitali per l’annuncio evangelico”.

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