Repubblica Centrafricana: card. Nzapalainga (Bangui), “vogliamo essere un Paese civile”

“Non vogliamo che la Repubblica Centrafricana diventi il ventre molle dell’Africa dove arrivano tutti i banditi. Noi vogliamo essere un Paese civile”. Lo dice in una intervista al Sir il cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, nonostante nella Repubblica Centrafricana la violenza non sia ancora cessata, nemmeno dopo la firma degli accordi di pace a giugno. “Noi continuiamo a dire che la soluzione non sono le armi. Bisogna discutere e cercare insieme delle soluzioni per uscire da questa crisi – ribadisce -. Ma ci sono giovani che vogliono utilizzare questa crisi per arricchirsi, per posizionarsi in politica a diversi livelli (…). Non vogliamo diventare un Paese di violenti e di banditi. Per questo facciamo appello al dialogo, alla riconciliazione e alla giustizia”. “Tutti quelli che hanno perso tutto – suggerisce – devono avere semi da piantare nei campi, chi non ha più casa deve essere aiutato a ricostruire. Vogliamo che la crisi diventi un trampolino di lancio, una opportunità per ricostruire una nuova Repubblica Centrafricana, accettando tutte le culture e religioni, andando insieme verso una stessa direzione”. A settembre l’arcidiocesi di Bangui inaugurerà le prime 10 scuole nei villaggi più grandi, grazie ad un finanziamento dell’otto per mille. Il Comitato Cei per gli interventi caritativi nel Terzo mondo ha già versato 482.790 euro per questo progetto. “I bambini non devono prendere in mano armi per uccidere ma penne per scrivere – afferma il card. Nzapalainga -, per essere bravi cittadini, lavorare e guadagnarsi la vita onestamente. Non vogliamo che qualcuno li manipoli o strumentalizzi”. “Si dice che la crisi è dovuta a motivi religiosi – precisa -. Noi abbiamo sempre detto che non è così. La scuola è il luogo dove cattolici, protestanti, musulmani, animisti si riconoscono tutti figli di uno stesso Paese. Qui sono nati e qui devono imparare ad accettarsi. Studiando e giocando insieme la scuola diventa luogo di incontro tra culture per imparare a stimarsi, a collaborare. Altrimenti continueranno a pensare che il musulmano o il cristiano è il nemico”.

 

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