Sinodo dei giovani: don Falabretti (Cei), “che Chiesa vogliamo essere?”. Discernimento “mette in gioco anzitutto adulti e educatori”

“La domanda che sottende tutte le domande è: chi vogliamo essere, che cosa vogliamo essere come Chiesa oggi?”. Lo afferma, con riferimento al Sinodo dei giovani, don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, intervenuto all’incontro dei responsabili delle associazioni e dei movimenti che si occupano di famiglia, in corso a Roma. Nel suo contributo “Dai Sinodi sulla famiglia al Sinodo con i giovani: quali vie per accompagnare il discernimento” in vista della XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, prevista nell’ottobre del 2018, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, don Falabretti osserva: “La prima prospettiva è quella di un discernimento pastorale dove a sentirsi messi in gioco dovrebbero essere anzitutto gli adulti e gli educatori. Nel documento preparatorio il Papa non ha consegnato un brano di Vangelo ma una storia, quella del discepolo prediletto, Giovanni, scandita da cinque momenti: chiamata, domanda all’Ultima cena, presenza sotto la Croce, corsa con Pietro al sepolcro e pesca miracolosa”. “Oggi – prosegue – è tutto un fiorire di ricerche che ci dicono come sono i giovani. Dati seri e rispettabilissimi ma che, quando queste ricerche vengono riprese dai media, spesso si riducono ad uno schema o a una torta con percentuali”. “Ogni volta che leggo una statistica e poi incontro qualche giovane – assicura invece Falabretti -, questi ragazzi sfuggono sempre ad ogni etichetta”.

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