Poveri: mons. Zuppi (Bologna), “andare al di là dei pregiudizi e comprendere con l’intelligenza dell’amore”

“Guardare i poveri e non quello che noi pensiamo di loro”, “andare al di là dei pregiudizi e comprendere con l’intelligenza dell’amore”. L’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, che ha tenuto questa mattina la terza “Lectio Pauperum” sul tema “I disabili ci rendono abili”, ha indicato due percorsi per una sincera comprensione delle realtà di chi vive condizioni di emarginazione. “I poveri diventano i nostri maestri – ha aggiunto il presule -. Essi hanno il diritto alla comprensione, a essere capiti anche nelle tante cose non dette. In verità sono così eloquenti, se ci fermiamo e li ascoltiamo”. Tra i “diritti” dei poveri indicati dall’arcivescovo, quelli “alla tenerezza, alla comprensione, all’ascolto, alle risposte migliori al suo bisogno”. Diritti che richiedono una condizione necessaria perché possano essere rispettati: fermarci. “Se non ci fermiamo non capiremo nulla dell’uomo abbandonato lungo la strada; resterà uno sconosciuto, che può farci paura oppure che ci dà fastidio. Noi dobbiamo fermarci. Non basta gettare uno sguardo affrettato. Certe cose si vedono solo piangendo con chi piange”. L’attenzione dell’arcivescovo si è soffermata poi sui disabili, che “non sono un oggetto, ma fratelli a pieno titolo delle nostre comunità”. “Troppe barriere invisibili ancora impediscono loro di muoversi come tutti – ha aggiunto mons. Zuppi -. Dobbiamo scoprire nuovi gesti e linguaggi, forme di comprensione e di identità, nel cammino di accoglienza e cura del mistero della fragilità. I disabili chiedono questo: essere una cosa sola con l’altro”.

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