Diocesi: Molfetta, domani mons. Cornacchia celebra 10 anni di episcopato e presiede Messa in cattedrale

“I prossimi anni? Vorrei vivere la novità del quotidiano fra la gente” e “consumarmi per il prossimo”. Così mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, nell’intervista fatta dal settimanale diocesano “Luce e Vita” in occasione del suo decimo anno di episcopato, che cade domani. Il vescovo presiederà la celebrazione eucaristica nella cattedrale di Molfetta, alle 19, con la partecipazione di mons. Giuseppe Mani, arcivescovo emerito di Cagliari e suo superiore ai tempi del Seminario romano, e di mons. Felice di Molfetta, vescovo emerito di Cerignola-Ascoli Satriano, con il presbiterio diocesano e sacerdoti di Altamura e di Lucera-Troia, nonché della sua famiglia di origine. Mons. Cornacchia è stato eletto vescovo di Lucera-Troia da Papa Benedetto XVI il 30 giugno 2007 e il successivo 14 ottobre ha fatto ingresso in diocesi. Il 15 gennaio 2016 Papa Francesco lo ha eletto alla sede vescovile di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, dove ha fatto il suo ingresso il 20 febbraio 2016.
Il settimanale diocesano di domenica 24 settembre presenta la narrazione di questi dieci anni in 12 pagine con un ampio apparato fotografico, condividendola con la diocesi di Lucera-Troia. Tra le diverse “tappe” l’apertura delle Porte Sante, il viaggio tra gli emigrati d’America, l’incoraggiamento della missione in Kenya di don Malerba, l’attenzione ai giovani e alle famiglie, al sociale e al mondo dell’imprenditoria, l’incoraggiamento al settimanale diocesano e l’invito al Papa a visitare la diocesi di don Tonino Bello. Accanto alle luci di un decennio intenso di episcopato, all’insegna del motto “Servire Dominio in Laetitia”, mons. Cornacchia non nasconde i momenti di difficoltà, di scoraggiamento e di “situazioni nelle quali senti davvero di aver perso la bussola, di non essere adatto alla missione che compi nella diocesi”. “Il vescovo – prosegue – è uomo come gli altri, è creatura di Dio e dunque non mancano anche per lui momenti negativi. Specialmente quando si prendono decisioni per il bene della diocesi e della comunità, ma esse vengono recepite, all’esterno, fra la gente o dai mass media, come qualcosa di negativo o di punitivo. E quest’ultima fattispecie fa soffrire molto”.
Ora lo sguardo si volge in alto per entrare “sempre più, come Chiesa, nelle pieghe della storia e delle storie” individuando “criticità, seminando speranze, coltivando fioriture”.

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