Armi nucleari: Gallagher (Santa Sede), su Nord Corea “rilanciare negoziati”. Contro “logica della paura” serve “etica della responsabilità”

Il Trattato sulla messa al bando globale degli esperimenti nucleari è “una delle pietre miliari degli strumenti giuridici messi in campo per arginare la minaccia globale posta dalle armi nucleari e arrivare progressivamente ad un mondo libero da queste armi”. Ha esordito così il segretario per i rapporti con gli Stati, mons. Paul R. Gallagher, nel suo intervento pronunciato ieri a New York alla X Conferenza per l’entrata in vigore del suddetto Trattato, nell’ambito dell’Assemblea generale delle Nazioni unite. Definendo “urgentissima” l’entrata in vigore del Trattato, Gallagher ha affermato che, in particolare, di  fronte alle crescenti tensioni causate dal programma nucleare della Nord Corea, la comunità internazionale “deve rispondere cercando di rilanciare i negoziati” e superando “le minacce nucleari, la paura, la superiorità militare, l’ideologia e l’unilateralismo” che “ricordano la logica della guerra fredda”. Il segretario per i rapporti con gli Stati ha quindi ricordato l’esortazione di Papa Francesco all’Assemblea generale Onu, il 25 settembre 2015 a “lavorare per un mondo libero dalle armi nucleari, in piena applicazione del Trattato di non proliferazione” e ha aggiunto: “Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – contraddicono l’intero spirito delle Nazioni unite”. “Pur non avendo illusioni sulle sfide legate al raggiungimento di un mondo libero dalle armi nucleari”, ha osservato ancora l’arcivescovo, le sfide poste dalle nuove tensioni, dalla “continua proliferazione” e dai “nuovi programmi di modernizzazione” sono sempre più scoraggianti. Per Gallagher, “le armi nucleari offrono un falso senso di sicurezza. La pace promessa dalla deterrenza nucleare si è ogni volta dimostrata una tragica illusione. La pace e  la stabilità internazionale non possono essere fondate sulla distruzione reciproca o sulla minaccia di annientamento”. “È essenziale – ha concluso – sostituire la logica della paura e della sfiducia con l’etica della responsabilità, contribuendo così a creare un clima di fiducia che valorizzi il dialogo multilaterale”.

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