Società: card. Sepe (Napoli), “usciamo dall’indifferenza e dall’egoismo e rivolgiamo la nostra attenzione” agli ultimi

“Il nostro compito è ora quello di frantumare il peso delle tante ingiustizie che gravano, come minaccia incombente, sul nostro futuro. Ma dobbiamo anche tenere ben presente che la pace nasce nei cuori e deve permerare i rapporti con il prossimo”. Sono le parole del card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nell’omelia per la festa di San Gennaro, patrono della città e della diocesi. “Oggi – ha avvertito il porporato – la guerra non è più o soltanto quella combattuta con le armi. Oggi è guerra di sopravvivenza; è lotta alla miseria e alle malattie; è ricerca di cibo, di lavoro, di giustizia; è ricerca di comprensione e di aiuto; è domanda del diritto alla vita e alla salute; è voglia di dignità; è affermazione di appartenenza alla stessa famiglia umana”.
Di qui l’invito: “Nel nome di San Gennaro e nello spirito della sua testimonianza e del suo martirio, apriamo le porte del nostro cuore. Riscopriamo la nostra antica vocazione all’accoglienza, all’ospitalità, alla cordialità dei rapporti. Usciamo dall’indifferenza e dall’egoismo e rivolgiamo la nostra attenzione al rifugiato, all’immigrato, allo straniero, al diverso, ma anche al barbone che incontriamo all’angolo delle strade e, perché no, al vicino di casa che si nasconde per vergogna, per mancanza di lavoro, per solitudine. Facciamo sentire tutti, come ci insegna il sangue del nostro patrono, il calore della nostra vicinanza, della nostra solidarietà, della nostra umanità. Sono tutti egualmente pellegrini da avvicinare, da accompagnare, da aiutare anche solo con l’ascolto, con una carezza, con un sorriso, con un abbraccio”. È “l’impegno questo della Chiesa di Napoli che quest’anno sviluppa il suo cammino pastorale ispirandolo all’opera di misericordia ‘Accogliere i pellegrini’. Ma può e deve essere l’impegno di tutti, perché la civile convivenza e la pace del mondo si realizzeranno se sappiamo essere solidali già nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità”.

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