“Ogniqualvolta penso alla Chiesa in Giappone, il mio pensiero corre alla testimonianza dei tanti Martiri che hanno offerto la propria vita per la fede”. Comincia così la lettera inviata ieri dal Papa ai vescovi del Giappone, in occasione della visita pastorale del cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli: “Da sempre essi hanno un posto speciale nel mio cuore”, prosegue Francesco: “Penso a san Paolo Miki e ai suoi compagni, che nel 1597 furono immolati, fedeli a Cristo e alla Chiesa; penso agli innumerevoli confessori della fede, al beato Justus Takayama Ukon, che nello stesso periodo preferì la povertà e la via dell’esilio piuttosto che abiurare il nome di Gesù. E che dire dei cosiddetti ‘cristiani nascosti’ che dal 1600 fino alla metà del 1800 hanno vissuto in clandestinità pur di non abiurare, ma preservare la propria fede e di cui recentemente abbiamo ricordato il 150° anniversario della scoperta? La lunga schiera dei martiri e dei confessori della fede, per nazionalità, lingua, classe sociale ed età, ha avuto in comune un profondo amore al Figlio di Dio, rinunciando o al proprio status civile o ad altri aspetti della propria condizione sociale, tutto al fine di guadagnare Cristo”. Di qui il ringraziamento ai “fratelli” giapponesi, che “con delicata sollecitudine” proseguono “il compito dell’evangelizzazione, specialmente prendendovi cura dei più deboli e favorendo l’integrazione nelle comunità di fedeli di varie provenienze”, oltre che “per l’impegno nella promozione culturale, nel dialogo interreligioso e nella cura del creato”.