11 settembre 2001: mons. Whalen (Staten Island), “in quei frangenti ho colto la forza che veniva dalla fede”

(New York) “Noi abbiamo perso tanti parrocchiani ma tra noi non c’era rabbia o scoraggiamento, anzi cercavamo di incoraggiare le persone, di contattare le famiglie per consentire ai dispersi di raggiungerle e riunirsi. In quei frangenti ho colto che la forza veniva come non mai dalla nostra vocazione cristiana, dalla fede”. È quanto racconta al Sir mons. Edmund Whalen, preside della scuola cattolica di Staten Island, dove hanno studiato pompieri e poliziotti che l’11 settembre 2001 hanno prestato i soccorsi a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Whalen non dimentica “la risposta del quartiere alla tragedia”. “La nostra Chiesa – spiega – è diventata un ricovero per operatori sanitari, pompieri, polizia e tutti coloro che erano ingaggiati nelle azioni di primo soccorso”. “In tantissimi – aggiunge – hanno aperto le loro case per consentire una sosta o il riposo anche per i primi soccorritori” mentre “la nostra parrocchia” era “strapiena di gente venuta a pregare”. Nei giorni seguenti, poi, “c’era un sentimento unico che attraversava tutta la città ed era quello del prendersi cura”. “Ci sono state scene commoventi – continua – e non c’era rabbia o vendetta, ma un senso di unità, di responsabilità verso tutti, soprattutto verso chi aveva perso un genitore: era di loro che dovevamo occuparci e non sull’onda dell’emozione ma anche dopo, nel futuro”. Secondo il preside, “amare l’altro era l’unico modo di dare senso a quello che non aveva senso, era dare una risposta ad una perversione della religione, era confortare il frutto dell’odio e del male”.

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