Dialogo con gli ebrei: mons. Spreafico (Cei), “Tra Gerusalemme e Roma” è “un documento storico”

Un documento “storico”. Così monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, definisce il documento intitolato “Tra Gerusalemme e Roma – Riflessioni sui 50 anni dalla Nostra Aetate” che una delegazione formata da tre delle principali istituzioni rabbiniche internazionali – la Conferenza dei rabbini europei, il Rabbinato centrale d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America – ha consegnato ieri a papa Francesco. “È la prima volta – spiega al Sir mons. Spreafico – che l’ebraismo ortodosso fa un documento ufficiale in risposta non solo a Nostra Aetate ma alla storia di dialogo con il mondo ebraico che il documento conciliare ha messo in movimento”. E aggiunge: “È chiaro che nel preambolo loro parlano anche della storia passata e quindi della sofferenza e della persecuzione vissuta, ma mettono in risalto come la Chiesa cattolica in questi anni ha riconosciuto le radici della sua fede nell’ebraismo e affermato che il dono dell’Alleanza di Dio con il popolo ebraico è irrevocabile”. “Forte” è poi il passaggio in cui gli ebrei definiscono i cattolici “amici e fratelli”. “È questa alleanza di Dio con l’umanità – spiega il vescovo Spreafico – a renderci tutti fratelli”. La diversità permane e, come afferma il rabbino Di Segni, il dialogo teologico tra Chiesa cattolica ed ebraismo è “comunque e sempre nelle sue fonti asimmetrico, nel senso – spiega il vescovo – che mentre per noi l’ebraismo è alla radice della nostra fede, non così per loro è il cristianesimo”. Ma il testo – ed è questa la grande novità – indica anche vie di dialogo concrete soprattutto nell’impegno condiviso a liberare le religioni da ogni deriva di fondamentalismo e le società moderne da ogni forma di violenza. “Viviamo tempi di oscurità, segnati da conflitti e minacce di guerra, e pervasi da paura, resistenze, e purtroppo anche nuove forme di razzismi”, osserva sempre Spreafico. “Ed è proprio alla luce di questi tempi che si può comprendere il valore di un documento di questo genere perché sottolinea che o noi ci convinciamo che l’unica via alla pace è il dialogo oppure perderemo la sfida. È quello che papa Francesco e la Chiesa sottolineano in continuazione: l’unica via alla pace è il dialogo”.

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