Martirio: card. Simoni, “il regime comunista ha cercato di allontanarmi da Gesù” ma “non ho mai perso la fede”

“Il regime comunista ha cercato di allontanarmi da Gesù” ma “non ho mai perso la fede”. Così il cardinale albanese Ernest Simoni, racconta in un’intervista al Sir le atroci sofferenze per la persecuzione e gli anni di detenzione e di lavori forzati patiti durante la dittatura comunista di Enver Hoxha. Ricordando che “ho avuto degli amici sacerdoti uccisi per la fede”, Simoni racconta di come anche lui sia stato considerato “un nemico del popolo”. “Non avendo voluto rinnegare la fede – spiega – sono stato arrestato alla vigilia di Natale del 1963 mentre celebravo la Santa Messa”. “Hanno fatto tutto il possibile per allontanarmi da Gesù con la forza”, prosegue. “Mi chiedevano di bestemmiare contro Gesù, contro la Chiesa e contro il Papa” ma “io non ho accettato niente e allora mi hanno messo le catene. Si è fermato il cuore, pensavo di morire”. “Gesù – riconosce il cardinale – mi ha dato la grazia divina di affrontare ogni prova”. Secondo Simoni, “ogni martire trova la forza di affrontare il proprio martirio nell’amore per Gesù”. In cella, anche sollecitato da una spia, il sacerdote albanese ha continuato a professare la propria fede: “Per Gesù io sono pronto a dare la vita”. Sottoposto ad una condanna a morte, Simoni ha visto commutata la pena “in diciotto anni di prigione presso la miniera di Spaç”. “Dopo essere uscito dalla prigione – continua – fui condannato nuovamente ai lavori forzati: per dieci anni ho lavorato nelle fogne di Scutari”. “La luce, l’amore, la grazia divina mi hanno accompagnato ogni giorno”, evidenzia Simoni, dando prova di una fede granitica.

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