Dna modificato: Scienza & Vita, “sperimentazione che fa sorgere importanti questioni di carattere etico”

“La potenziale portata di questa sperimentazione, in termini di capacità di intervento sul dna embrionale, inevitabilmente fa sorgere anche delle importanti questioni di carattere etico”. È quanto rileva Scienza & Vita commentando il recente esperimento di editing genetico compiuto da un team di scienziati alla Oregon Health and Science University di Portland, negli Stati Uniti. “A livello di principio – si legge in una nota – la finalità ultima di questo esperimento – ovvero, la messa a punto di una nuova terapia per sconfiggere gravi malattie genetiche – non può che essere valutata positivamente, come ogni sforzo messo in campo dalla medicina moderna per la cura della nostra salute”. Ma – rileva Scienza & Vita – “lo sforzo encomiabile di trovare nuove vie per ‘salvare vite umane’ sta passando – paradossalmente – per la distruzione di numerosi embrioni, appositamente prodotti in laboratorio per essere utilizzati come materiale da esperimento”. “Un’evidenza, questa, che non può essere negata né taciuta”, evidenzia l’associazione. Poiché “questo ‘sacrificio’ di vite nella fase iniziale ha dato risultati parziali e sicuramente ancora molto lontani dal permettere il passaggio ad una loro applicazione clinica”, secondo Scienza & Vita “sarebbe auspicabile che questa sperimentazione potesse proseguire con altri modelli animali, senza causare distruzione di embrioni umani”. “L’altro aspetto che pone interrogativi etici – continua l’associazione – è l’utilizzo di una tecnica (la Crispr–Cas9) di ‘editing’ genetico capace di produrre – se applicata ad un embrione precoce – modificazioni genomiche stabili e trasmissibili alle future generazioni”. Una prospettiva di stampo “eugenetico” che “sarebbe inquietante e pericolosa”. Scienza & Vita ribadisce “l’imprescindibile esigenza di vigilare comunitariamente, con responsabilità attenta e condivisa perché le finalità applicative di tutte le risorse a disposizione della scienza medica siano sempre orientate al bene comune, senza mai richiedere o, peggio, imporre il sacrificio dei singoli, soprattutto dei più deboli ed indifesi. La persona umana, infatti, precede in valore la società intera”.

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