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Islanda: sondaggio nella comunità cattolica. Sovic (diocesi Reykjavík), serve per “preparare un piano pastorale”

“Dato che i nostri corsi di catechismo sono in tre lingue, islandese, inglese e polacco, stiamo preparando una biblioteca online in ogni lingua, in modo che i genitori o chi ha cura di bambini che vivono in zone dove non riusciamo a garantire classi di catechismo, possano avere facile accesso” a un percorso di catechesi. Non è semplice la vita della piccola comunità cattolica in Islanda. Nell’isola dei ghiacci e dei vulcani vivono poco più di 300mila persone, i cattolici “censiti” sono 12mila. La Chiesa dell’isola – la diocesi di Reykjavík, sette parrocchie – ha lanciato attraverso Facebook una consultazione on line per “raccogliere informazioni sull’attuale situazione delle nostre parrocchie”. “Le vostre risposte – spiega l’introduzione al sondaggio – guideranno lo sviluppo di un processo di programmazione volto alla definizione di un programma pastorale per la diocesi”. Il questionario anonimo, attraverso 60 domande on line in islandese, inglese e polacco, vuole fotografare la situazione di chi frequenta le parrocchie, il livello di appartenenza e di partecipazione, le attese nei confronti dei sacerdoti e della comunità, le disponibilità per una partecipazione attiva. Ivan Sovic, che da qualche mese ricopre il ruolo di assistente del vescovo per la pastorale, traccia per il Sir un ritratto della comunità e ne sottolinea gli impegni e le prospettive future. “È la primissima volta che la diocesi di Reykjavik sta preparando un piano e un programma per la sua missione”.
“Al momento – afferma – stiamo cercando di raggiungere il maggior numero di parrocchiani possibili perché partecipino all’indagine in modo che possiamo avere un quadro completo della situazione attuale”. La situazione della Chiesa cattolica in Islanda è simile a quella dei vicini Paesi nordici, tutti facenti parte di un’unica Conferenza episcopale. I cattolici in Islanda sono “sparpagliati in posti diversi nelle sette parrocchie: a volte sono lontani centinaia di chilometri dalle chiese e hanno la possibilità di andare a messa solo una volta al mese. I sacerdoti sono costretti a viaggiare per coprire tutta l’Islanda”, spiega Sovic.

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