Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), “non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, ma risposte vere”

“Il male si nutre dell’indifferenza, cresce nell’individualismo, quando cioè il destino dell’altro non mi interessa, non lo sento mio, lo guardo come un estraneo, al massimo posso avere qualche solidarietà, ma sempre da spettatore, come fosse un problema suo e non nostro. Per voi la consolazione avvenne fin dal primo momento dopo quei terribili momenti. Ad una forza di distruzione si contrappose subito una energia straordinaria di amore, di dedizione, di generosità, istintiva, commossa, umanissima”. Lo ha ricordato, stamattina, mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa di suffragio per il 37° anniversario della strage di Bologna. “Tutta la città si mobilitò e si unì, si sentì partecipe e tutti furono come parenti delle vittime e sentirono quelle persone come fossero i propri familiari. A distanza di anni è ancora così. Quante lacrime vedere quei nomi! Ecco cosa significa solidarietà: aiutarsi, non lasciare soli”, ha osservato.
“Consolazione – ha precisato il presule – non è solo lenire il dolore, ma trovare delle risposte, sapere trarre dal male una forza di vita che così lo sconfigge. Quello che chiedono i nostri morti non è la vendetta, ma giustizia, fraternità, solidarietà. Non smettiamo di cercarla”. Intanto, l’invito, “la doniamo agli altri anche per le vittime delle troppe stragi che in tante città oggi Caino prepara, con la solita complicità di tanti, di quella belva umana che ancora non è contenta perché non ha imparato a vivere senza ammazzare”. “Non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, che in realtà irritano e feriscono ancora di più, come le promesse non rispettate perché perse nel grigio della burocrazia, dove nessuno è responsabile.Vogliamo risposte vere”, ha affermato mons. Zuppi, che ha anche esortato a non stancarsi “di chiedere, con umile fermezza, a chi sa qualcosa di dirlo, di liberarsi, di trovare un modo per aiutare a consolare qualcosa che non trova consolazione. Farlo è un dovere e un debito che essi hanno. Farlo aiuta e mitiga un giudizio severo sulla loro vita, perché oltre quello degli uomini e della coscienza personale c’è il giudizio di Dio”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy