Missione navale in Libia: Arci, “esempio di neo colonialismo a fini elettorali”

“Un chiaro esempio di neo colonialismo per fini elettorali, che ha per obiettivo quello di ridurre, se possibile a zero, i flussi nel Mediterraneo centrale, sostenendo una delle parti che oggi si contendono il territorio (e quindi anche i porti, la guardia costiera e il mare entro le acque territoriali) in Libia”.  Così l’Arci commenta il via libera della Camera alla risoluzione di maggioranza sulla missione navale di supporto alla Guardia costiera libica. “Se l’operazione riesce, il nostro governo potrà cantare vittoria e dire di aver fatto come con la Turchia: chiuso l’ultimo canale d’accesso, i richiedenti asilo non arriveranno più in Italia, non si potranno più mettere in salvo”, afferma. La missione, osserva l’Arci, “è presentata come un’operazione di contrasto all’immigrazione illegale e quindi ai trafficanti. Ma sulle barche ci sono, oramai da molti mesi, i migranti e nessun trafficante. Ci si dimentica che qualsiasi rifugiato, prima di poter chiedere asilo, deve poter accedere alla procedura e quindi alla frontiera. Questo dice la legge, oltre che la nostra Costituzione”. Secondo l’Arci “si tratta di un’operazione di contrasto al diritto d’asilo, come lo è stato l’accordo con Erdogan. In che modo le imbarcazioni con a bordo potenziali richiedenti asilo verranno rimandate verso le coste libiche con la complicità del nostro Paese, senza che questo si configuri come un respingimento illegittimo, per il quale l’Italia è già stata condannata dalla Cedu nel ben noto caso Hirsi? E dove andrebbero a finire i migranti respinti verso la Libia?”. “Ancora una volta  – afferma – si commette un illecito utilizzando risorse per l’aiuto allo sviluppo in chiave anti immigrazione, ricorrendo addirittura all’uso di navi militari” mentre il Codice per le Ong “diminuirà l’operatività di quelle che non hanno firmato e le allontanerà dalla zona delle acque territoriali libiche”. “Per farlo il nostro governo ricorre ad un atteggiamento esplicitamente intimidatorio – conclude -. In questo modo, nel caso più che probabile che la guardia costiera di quel Paese non rispetti i diritti umani e in particolare nel caso in cui venga violato il principio di non respingimento, non ci saranno occhi indiscreti a denunciarlo”.

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