Mattarella ad Amatrice: mons. Pompili (Rieti), “lavoro e scuola per ripartire. Vigilare per evitare spopolamento”

“Lavoro e scuola prima di tutto. Sono le condizioni perché la gente possa tornare. La mia sensazione è che accanto a una fetta significativa di persone che ostinatamente resistono, ce ne sia un’altra che – di fronte alla mancanza di lavoro e all’impossibilità di una vita diciamo ‘normale’ per i propri figli – opta per altre soluzioni che non sono quelle del ritorno. Bisogna vigilare perché questa terra non si spopoli”. Così il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, richiama al Sir le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi in visita ai centri colpiti dal sisma di quasi un anno fa, Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice. Incontrando le popolazioni terremotate il presidente ha sottolineato l’importanza del lavoro e della scuola come volano per la ripartenza e la necessità di accelerare la rimozione delle macerie per favorire una veloce ricostruzione. “Sono state rimosse le macerie pubbliche, perché è più facile e non è necessario il consenso dei privati – ha detto Mattarella – ora, qui nel Lazio, si è fatto un grande affidamento con importanti fondi per togliere tutte le macerie e quindi in una prospettiva a breve questo si farà”. “Questa delle macerie – afferma il vescovo – è una questione che costituisce la premessa per la ricostruzione. Fin quando ci si trova in mezzo alle macerie è difficile poter sognare qualcosa di diverso. Credo che questa vicenda delle macerie vada affrontata da parte delle istituzioni anche con una accelerazione dei corto circuiti delle responsabilità e dei procedimenti burocratici”. Durante la visita ad Amatrice, dopo aver reso omaggio alle vittime del sisma, il presidente Mattarella si è recato al “Polo del Gusto” dove il 29 luglio scorso hanno ripreso la propria attività otto ristoranti del comune reatino distrutti dal sisma. Per mons. Pompili questa visita al Polo “è un segnale importante perché la filiera agroalimentare è certamente una delle possibilità di questo territorio, in linea con la propria vocazione e tradizione. In linea anche con i tempi, visto che ad Amatrice troviamo un contesto naturale che è stato ferito dal terremoto, ma che ripropone l’esigenza di un diverso rapporto con la natura, con la quale non si può venire a patti, mentre lo si può fare con i propri modelli di sviluppo”.

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