Diocesi: mons. Renzo (Mileto), decreto per “regolamentare rapporti con Fondazione Natuzza Evolo, salvaguardando ecclesialità dell’opera”

“Regolamentare i rapporti tra la Fondazione ‘Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime’ e la diocesi”. Questo era l’intento del vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, che aveva chiesto di modificare un articolo dello Statuto della Fondazione: “La parte pastorale – spiega il presule – spetta alla diocesi e, quindi, all’ordinario del luogo, mentre la proprietà, tra le quali la chiesa appena costruita e non ancora consacrata, resta alla Fondazione”. Tutto ciò si legge nel decreto diffuso oggi integralmente dal presule, “allo scopo esclusivo di tutelare e salvaguardare l’ecclesialità dell’opera e della spiritualità di Natuzza Evolo”, che ha voluto la costituzione della Fondazione. “Non risulta vero – sottolineava una nota del Consiglio episcopale e del Collegio dei consultori della diocesi lo scorso mese di maggio – che il vescovo o la diocesi vogliono in qualche modo appropiarsi del patrimonio della Fondazione che mantiene a pieno titolo la sua personalità giuridica privata e quindi la proprietà dei suoi beni patrimoniali, compresa la chiesa. Chiaramente, però, non può essere di pertinenza e di competenza della Fondazione la cura e la gestione della pastorale e del culto, che sono sotto l’esclusiva e canonica giurisdizione del vescovo della diocesi”. Mons. Renzo fa riferimento, nel decreto, all’ultima riunione della Fondazione del 22 luglio scorso durante la quale “la quasi totalità dei soci presenti ha affermato e ritenuto che lo Statuto e in specie ‘Il testamento spirituale’ di Natuzza riportato nell’art. 2 erano ‘intoccabili’ perchè Natuzza è ritenuta ‘messaggera’ diretta della Madonna, che in una apparizione l’avrebbe costituita esecutrice di un mandato divino anche a prescindere dall’autorità ecclesiastica, affermazione – sottolinea il presule – in verità mai fatta dall’interessata e per di più in netto contrasto con il suo normale atteggiamento di obbedienza alla Chiesa”. Da qui è nato il decreto di revoca di ieri alla Fondazione di organizzare “pubbliche attività” di “religione e culto” dentro e fuori la propria sede.

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