Venezuela-Colombia: padre Bortignon (scalabriniano), “numeri in aumento ogni giorno”

Dopo alcuni giorni di calo dei passaggi alla frontiera, nei giorni del voto per la Costituente, l’esodo dei venezuelani dalla frontiera di S. Antonio, porta d’ingresso alla città frontaliera colombiana di Cúcuta, sta conoscendo nell’ultima settimana numeri record. Lo spiega al Sir padre Francesco Bortignon, scalabriniano, che opera appunto nei centri di accoglienza allestiti dagli Scalabriniani. “Parliamo – spiega – di 40-45mila persone che ogni giorno attraversano il confine. Mi riferisco alla frontiera di Cúcuta, che è il varco principale, ma la frontiera tra Venezuela e Colombia è molto lunga e, quindi, i numeri sono ancora maggiori. L’arrivo dei profughi venezuelani aumenta di giorno in giorno”.
Il religioso spiega che i venezuelani che arrivano in Colombia si possono suddividere in tre categorie: “C’è chi – circa il 40% – prova a comprare qualcosa, nonostante il cambio sfavorevole, e poi torna in Venezuela. Il restante 60% si divide equamente tra chi cerca di appoggiarsi in Colombia ad amici e conoscenti, visto che la frontiera è sempre stata molto porosa, e tra chi cerca di proseguire la propria vita all’estero, in altri Paesi fuori anche della Colombia, come il Perù e il Cile. Infine, c’è un’altra categoria: quella dei colombiani emigrati anni fa in Venezuela a causa del conflitto colombiano, che ora vengono deportati oppure scelgono liberamente di tornare nel loro Paese d’origine, senza però avere qui dei punti di appoggio”.
Al di là dei numeri, ad impressionare padre Bortignon sono soprattutto le condizioni in cui i profughi arrivano in Colombia, “con il terrore negli occhi e segni di violenza, fame, malattie. Aumentano i malati che cercano rifugio qui per la mancanza ormai cronica di medicine nel loro Paese. Ci sono tanti segni di denutrizione, qualche tempo fa è morto un bambino di undici mesi. È una situazione davvero tragica, ogni giorno ci troviamo di fronte a casi che tolgono il respiro”.

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