Mons. Romero: Pérez (“L’Osservatore Romano”), “esortava a un umanesimo discreto, irrequieto e instancabile”

“Monsignor Romero esortava a un umanesimo discreto, irrequieto e instancabile. Si presentava ai potenti della terra e agli umili trasmettendo a tutti egualmente il messaggio di amore e di speranza, con la fermezza della carità che aveva saputo ammirare e conquistare”. Lo afferma Silvina Pérez in un articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano” che verrà inserito anche sul numero monografico speciale dell’edizione in spagnolo del quotidiano per il Panama dedicato a Óscar Arnulfo Romero. Pérez ripercorre il magistero del vescovo salvadoregno attraverso gli archivi de “L’Osservatore Romano”. Nell’articolo si sottolinea “la grande umiltà di Romero. La notorietà, infatti, non era tra le priorità della vita quotidiana di un uomo dell’istituzione ecclesiastica, di un vescovo che, come tanti altri in quei tempi difficili, quotidianamente dimostrava anche in questo modo la sua appartenenza al corpo della Chiesa di Roma”. “Amabile, cordiale, vicino ai sacerdoti della sua diocesi – aggiunge Pérez – ma anche molto esigente in materia di disciplina ecclesiastica, di ubbidienza alla Chiesa e di stretto uso degli abiti religiosi e degli ornamenti sacri”. “All’epoca – osserva – Romero era già stato segnato profondamente dall’assassinio del gesuita Rutilio Grande e aveva celebrato la storica messa di esequie del 14 marzo 1977: le parole che pronunciò durante l’omelia sono le prime parole trascritte che abbiamo dell’arcivescovo di San Salvador”. “Per questa predica si ispirò a un’affermazione di Paolo VI, del quale era profondamente devoto, su chi sia il vero liberatore cristiano”, aggiunge, rilevando che “quasi tutta la dottrina della liberazione cristiana di Romero si rifà all’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi”.
“I cristiani del Salvador”, ricorda Pérez, si sentivano “minacciati”; “Romero sentiva il peso della responsabilità: aveva bisogno di sentirsi ascoltato e incoraggiato. Ma la distorsione della sua vita insieme all’incomprensione del suo pensiero gli crearono non poche difficoltà”. L’arcivescovo, nella sua prima lettera pastorale, affermava che “questa arcidiocesi, grazie alla sua persecuzione, si offre a Dio e al popolo come una Chiesa unita, disposta al dialogo sincero e alla cooperazione sana, messaggera di speranza e di amore”. Pérez sottolinea anche “l’insistenza con cui invoca il ‘cammino di conversione dei cuori’ come alternativa alla violenza riconduce alla bella formula di Paolo VI che parlava della vocazione per costruire la ‘civiltà dell’amore’”. “Nella teologia quotidiana di Romero tra la Chiesa e il mondo l’unico cammino possibile — non facile, ma retto — passa per Cristo. Romero amò la Chiesa, si abbandonò totalmente a essa. Senza limiti. La sua fedeltà dinamica lo condusse a un inevitabile ‘martirio’”. “Senza dubbio la storia della Chiesa ringrazierà Romero per la sua difesa tenace della vita umana nelle sue sorgenti, nel suo corso e nella sua fine”.

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