Migranti: p. Ripamonti (C.Astalli) ad Avvenire, “affermazioni demagogiche e scontri tra comizianti. Lasciar morire le persone non risolve i problemi”

“Lasciar morire persone innocenti in mare, nel deserto o in un carcere libico non risolve i nostri problemi”: “In questa estate in cui fermentano divisioni, mistificazioni e persino odi, forse quello che ci serve e ripartire dall’ovvio: se la vita umana va salvata e tutelata, lo si deve fare sempre, in ogni circostanza e non può essere merce di scambio o banco per muscolari prove del consenso”. Lo afferma con forza padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, il Servizio dei gesuiti per i rifugiati in una lettera pubblicata dal quotidiano “Avvenire”.  “Da sempre i diritti umani sono universali – ribadisce – e in quanto tali il loro riconoscimento spetta all’umanità intera e non solo a un sempre più esiguo manipolo di cittadini per nascita”. Padre Ripamonti critica il dibattito politico e mediatico di questi giorni che si occupa dei migranti e dei rifugiati “senza quasi mai mettere a fuoco chi sono, quali storie hanno, che sogni e aspirazioni li spingono a rischiare la vita verso un ‘dove’ dove troppi li considerano peso e li rifiutano come pietre di scarto”. “Cosificati da politiche di interesse – sottolinea -, è giusto e necessario restituire loro la dignità di persone”. “Ogni giorno che passa di questa calda estate insieme alle migliaia di ettari di bosco del nostro Paese, sembrano andare in fumo anche i più banali princìpi di umanità e civiltà che ne costituiscono le fondamenta – osserva -. Affermazioni demagogiche e scontri tra comizianti, in un Paese che è sempre in campagna elettorale, rischiano di distogliere anche le coscienze più attente dal cuore della questione: la vita di migranti e i rifugiati, donne e uomini come noi; migranti come lo siamo stati e continuiamo a esserlo noi, persone il cui anonimato, la cui non conoscenza della storia personale fatta di gioie e speranze, dolori e angosce ha reso solo un oggetto del contendere”. “Vederli ogni giorno sui barconi – prosegue – ci fa credere di sapere chi sono, di conoscerli e invece non conosciamo quasi per nulla i loro racconti di vita da cui emerge il dramma reale di chi scappa dalla miseria o dalla violenza, la loro dignità pur nell’umiliazione, le sofferenze vissute, gli affetti familiari spezzati, lo strappo dalla propria terra, i sogni e le speranze”. “Il fenomeno delle persone che migrano, data la sua complessità – conclude -, non si risolve ‘rimandando indietro i profughi’, ma accogliendoli, e lavorando per orientare e condividere la gestione dei flussi migratori a livello nazionale e internazionale, aiutando i Paesi poveri a svilupparsi, prevenendo la vergognosa tratta degli esseri umani, e punendo severamente i moderni mercanti di schiavi”.
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