+++ Venezuela: mons. Azuaje (Trujillo), “rispettare le istituzioni legittime e rilasciare i prigionieri politici” +++

“È molto triste che non si offrano al nostro popolo strade di speranza ma di sottomissione ad un destino che non offre né pace, né democrazia, né pane né lavoro dignitoso”.”Si rispettino le istituzioni legittimamente costituite secondo la nostra legge costituzionale e si rilascino i prigionieri politici”: così mons. Castor Oswaldo Azuaje, vescovo di Trujillo, in un messaggio vocale inviato al Sir, commenta l’acutizzarsi della crisi in Venezuela, in seguito alla votazione, il 30 luglio di una Costituente che i vescovi venezuelani hanno sempre definito “non necessaria e fraudolenta”. “La Costituente è stata una risposta gravissima ad una crisi gravissima che colpisce a tutti i livelli la nostra società – afferma mons. Azuaje – e che si riflette nell’aumento della povertà, la fame, l’insicurezza e la mancanza di salute e medicine. I quattro mesi di protesta hanno portato dolore in molte famiglie di venezuelani con più di 120 morti, numerosi detenuti e feriti ingiustamente”. “La polarizzazione – osserva -, che la Costituente non frenerà, minaccia di esacerbare ancora di più le posizioni non conciliabili che hanno prodotto finora odio e vendetta nel nostro pacifico Paese. Questo non è il modo giusto per condurre un Paese su un cammino di pace e rispetto della democrazia”. Tanti venezuelani, soprattutto giovani, “hanno preferito abbandonare, non senza lacrime, la propria terra, per cercare un presente e un futuro migliore” e tanti sono stati “protagonisti delle proteste”: “La repressione degli organismi statali incaricati di mantenere l’ordine pubblico nei loro confronti è stata molto violenta”, denuncia il vescovo. “Invito il governo del Venezuela, l’opposizione, a chi pensa in un modo o nell’altro, per il bene della nazione, ad abbandonare gli atteggiamenti agguerriti, e cercare veramente il modo migliore per dirigere il destino del Paese e risolvere i problemi”, afferma il vescovo, chiedendo di “convocare appena possibile elezioni regionali e nazionali, libere e democratiche”.

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