Codice condotta Ong: Asgi, “atto in contrasto con diritto internazionale, condivisibile il rifiuto di firmare”

Il Codice di condotta per le Ong “non è un atto avente valore di legge, né una disposizione regolamentare, emanata in attuazione di una norma primaria. Per di più si rivolge ad una pluralità di soggetti non gerarchicamente collegati con la pubblica amministrazione. Si tratta in sostanza, di una proposta di accordo, che, come tale, necessita quel coinvolgimento paritario delle parti che invece è clamorosamente mancato”. L’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) esprime oggi “grave sconcerto” per le modalità di conduzione e di conclusione della vicenda relativa al Codice di condotta per le Ong che effettuano i salvataggi in mare.  “La mancata sottoscrizione – sottolineano i giuristi – non può avere alcuna conseguenza giuridica: non sarà legittima alcuna reazione del Governo nei confronti delle Ong non firmatarie se non nei casi e nei limiti già sanciti dalle norme nazionali e internazionali”. L’Associazione evidenzia “serie problematiche giuridiche relativamente al rispetto del diritto internazionale del mare, in contrasto sia con l’obbligo di garantire lo sbarco in un porto sicuro alle persone salvate, sia gli obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di asilo”. Secondo l’Asgi “parte rilevante delle proposte contenute nel cosiddetto codice di condotta appaiono del tutto superflue poiché si limitano a ribadire positive prassi operative già attuate da tempo”. Perciò le motivazioni delle Ong che hanno rifiutato di firmare il codice sono per l’Asgi “ampiamente ragionevoli e condivisibili”.
In particolare, “il rifiuto della richiesta di non effettuare trasbordi da una nave all’altra è del tutto doveroso e pienamente conforme agli obblighi imposti dalle norme sul soccorso”. Anche il rifiuto di consentire sempre la presenza a bordo del personale di polizia “è del tutto comprensibile e giustificabile proprio in quanto l’attività di soccorso umanitario deve potersi svolgere in condizioni di piena autonomia, non essendo per nulla in contrasto con il vincolo della piena collaborazione, attiva ed indiscussa da anni, con le autorità investigative per l’individuazione dei trafficanti”. In più, aggiunge l’Asgi, “è eticamente inaccettabile che il Ministero dell’Interno abbia oscuramente prospettato gravi conseguenze nei confronti di quelle organizzazioni, tra le quali figura Msf, Premio Nobel per la Pace, che non hanno sottoscritto il cosiddetto codice di condotta”. L’Asgi conclude ricordando che “è illegittimo e può costituire grave violazione di legge anche penale impedire l’accesso ai porti da parte di una imbarcazione che trasporta persone soccorse in mare”.

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