Sport e giovani: Bosio (Csi), “accoglienza di tutti e servizio a comunità cristiana”. Albertini, “fare squadra anche all’esterno”

“Il Csi esiste ancora perché credo sia in grado di accogliere tutti ma in modo vero; ce lo ha nel suo Dna. Abbiamo lavorato tanto per questo e abbiamo accolto tutti con il cuore superando talvolta anche le regole per il tesseramento”. Esordisce così Vittorio Bosio, presidente del Centro sportivo italiano (Csi), intervenendo all’incontro in corso a Palazzo Montecitorio “S Factor: più sport come fattore di sviluppo, coesione ed educazione”. “La parola servizio – osserva – ci appartiene: il ruolo del Csi è fare un servizio, metterci a disposizione delle comunità per dare a tutti l’opportunità di fare sport con noi. Siamo e vogliamo continuare a essere soprattutto al servizio della comunità cristiana. Nei nostri oratori ci sono a volte metà cristiani e metà musulmani. Non dobbiamo convertire nessuno ma accogliere tutti”. “Vogliamo far partire progetti – aggiunge il presidente del Csi – per creare valore aggiunto nelle comunità e nei quartieri più disagiati, per dare opportunità ai ragazzi delle periferie di fare sport. Il territorio è fertile, grande, abbiano tanti volontari che non chiedono niente: vogliamo collaborare con tutte le realtà del settore, non come concorrenti ma come partner”. Quattro le parole richiamate da don Alessio Albertini, consulente ecclesiastico nazionale : “La prima è volontariato, la grande ricchezza dello sport di oggi: chi fa volontariato è il vero rivoluzionario”. Quindi “le povertà, al plurale. Noi ci occupiamo dei poveri perché Gesù lo faceva”. “Gratuità: doniamo gratuitamente tempo ed energie”. Infine, conclude facendo sue le parole di Papa Francesco: “Il tutto è superiore alla parte. Ossia occorre fare squadra; e non solo tra noi ma anche con tutti quelli che al di fuori del Csi fanno bene le cose”.

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