Guerra: don Sacco (Pax Christi), “l’Italia smetta di vendere armi”

“Dobbiamo rompere il muro di indifferenza e chiedere che l’Italia smetta di vendere armi a regimi e Paesi in guerra; che il nostro Paese aderisca, anche se in ritardo, al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, firmato il 7 luglio all’Onu da 122 Stati”. È quanto scrive don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero di “Famiglia Cristiana” a 100 anni dalla lettera di Papa Benedetto XV nella quale definiva la Prima Guerra mondiale una “inutile strage”. “Questa definizione di guerra – osserva don Sacco – non ha preso piede nel mondo ecclesiale e tanto meno in quello politico”. Secondo il coordinatore nazionale di Pax Christi Italia, “la guerra ci scandalizza sempre meno. Anzi, spesso viene definita ‘umanitaria’, ‘operazione di pace’, a volte la si definisce ancora ‘giusta’”. “L’Italia – sottolinea don Sacco – prevede una spesa militare per il 2017 di circa 23 miliardi di euro, 64 milioni al giorno, più di 40mila al minuto”. “Pochi giorni fa – aggiunge – sono iniziati i lavori per la nuova portaelicotteri di Trieste” che “sarà pronta nel 2022 con la modica spesa di 1 miliardo e 100 milioni di euro”. Riguardo alle esportazioni di armi, don Sacco rileva come rispetto ad alcuni anni fa “la situazione è peggiorata”. “Nel 2016 le esportazioni italiane di armamenti hanno registrato un fatturato di 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015”. “Basta vendere armi!” è la richiesta – sottolinea don Sacco – di “amici dall’Iraq e da tutto il Medio Oriente”. “Ce lo chiede anche Papa Francesco, che rischia su questi temi di essere sempre più isolato”.

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