Crisi ecologica: Chryssavgis (Patriarcato ecumenico), “dobbiamo sentire la voce dei poveri”

“Dobbiamo sentire la voce dei poveri. Dobbiamo affermare la dignità dei poveri. Dobbiamo assumerci la responsabilità delle conseguenze delle nostre azioni nei confronti dei poveri. Il nostro mercato si basa sullo sfruttamento e sull’esclusione; la nostra tecnologia emargina ed esclude i poveri”.  Ne è convinto il Rev. John Chryssavgis, consigliere teologico del Patriarcato  ecumenico sull’ecologia e l’ambiente. In un’intervista al Sir, Chryssavgis chiarisce che l’attuale crisi ecologica “riguarda il modo in cui consideriamo e ci rapportiamo con il mondo”. “Noi – spiega – trattiamo l’ambiente naturale in maniera disumana e senza Dio perché noi percepiamo noi stessi in questo modo. Ma c’è di più: tutte le attività ecologiche e i programmi economici, tutti i principi teologici e le pratiche spirituali devono in ultima analisi essere misurate dal loro impatto sulle persone, in particolare sui poveri”. Per questo “la prima parola per ogni risposta ecologica non viene dall’ambiente e neanche dalla teologia; verrà dal nostro atteggiamento verso i poveri”. Per Chryssavgis,  “il mondo della fede può essere un potente alleato negli sforzi per affrontare le questioni di giustizia sociale che affliggono l’umanità”. “Ecco perché – prosegue – non mi sorprende che la religione e le comunità di fede stanno provando ad essere soggetti attivi, di rinnovato interesse e attenzione, nei rapporti internazionali e nella politica globale, proponendo direttamente valori sociali e impattando indirettamente le politiche degli Stati”. La crisi si potrà risolvere solo “quando riconosceremo in ogni essere vivente, in ogni animale, in ogni albero e ogni corpo che si muove nell’acqua, un volto, un luogo, una voce che chiede di essere ascoltata”.

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