Diocesi: mons. Lorefice (Palermo), “non si possono alzare muri né fare guerre in nome della religione”

“I progetti di divisione sono il frutto di una mentalità bacata e distorta, che pensa di poter usare la religione come uno strumento di forza e di morte”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, durante un incontro con i rappresentanti delle altre confessioni religiose che si è svolto questa mattina nel palazzo arcivescovile, nell’ambito delle celebrazioni per il Festino della patrona Santa Rosalia. “C’è una tensione fortissima e diffusa a trasformare l’esperienza religiosa in un modo per distinguersi e per contraddirsi a vicenda. Come se la religione potesse essere la bandiera che un popolo sventola contro un altro popolo”. A questi “signori della divisione” Lorefice ha risposto spiegando che “la differenza arricchisce, l’omologazione e la chiusura impoveriscono, inaridiscono e uccidono”. “Essere religiosi vuol dire essere com-pagni (‘colui che mangia il pane con un altro’) e non individui isolati – ha aggiunto -. Non si possono alzare muri in nome della religione. Con la religione non si possono fare guerre. Nessuno può essere ucciso in nome di Dio e nessuno può pensare di uccidere facendosi scudo di un Credo, perché la fede deve essere sorgente della pace sotto ogni cielo”. Nel suo intervento Lorefice ha parlato anche di immigrazione e di Europa, che, “se continuerà a restare inerte di fronte a questo dramma nel Mediterraneo, affretterà il tempo della propria distruzione”. E ha indicato in Palermo un modello di accoglienza: “Palermo non si risparmia e non si è risparmiata, facendo diventare cittadini, prima di ogni ius soli, tutte le donne e gli uomini che hanno messo il piede sulla nostra terra”.

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