Charlie Gard: in corso a Londra seduta dell’Alta Corte. Tensioni in mattinata. Per neurologo statunitense ci sono “novità” nella terapia presentata

È ripresa alle 14 (ora di Londra) la seduta della High Court di Londra, presieduta dal giudice Justice Francis, chiamata a riprendere in esame la decisione pronunciata ad aprile di sospendere i trattamenti medici per il piccolo Charlie Gard. La seduta era iniziata stamane alle 11.35 (ora di Londra), in un’aula sovraffollata di pubblico e giornalisti; interrotta per il pranzo e ripresa alle 14. Stamane il giudice aveva ribadito la disponibilità a esplorare nuovi elementi nella discussione del caso e a dedicare tutto il tempo necessario per farlo. Egli ha altresì ribadito che nei casi in cui “genitori e medici non trovano un accordo, è la legge che impone sia presa una decisione in nome del ‘interesse superiore del bambino’”. Momenti di tensione in mattinata nel corso della seduta, in relazione al danno cerebrale del bambino: secondo i medici dell’Ospedale Great Ormond Street il danno è grave e motiva la mancata crescita della testa del piccolo, valutazione contestata dalla madre Connie. Il giudice ha chiesto quindi a un medico indipendente una nuova misurazione. Dissidi anche con il giudice, che hanno causato l’abbandono dell’aula da parte dei genitori di Charlie, ma poi ricuciti nel pomeriggio, alla ripresa del dibattito. Alle 14, in collegamento con gli Stati Uniti è stato ascoltato il parere di un neurologo (che ha chiesto non fossero rese note alla stampa le sue generalità). Nel corso della sua testimonianza ha dichiarato che “né lui né il suo dipartimento hanno interesse economico nel trattamento in questione” e ha anche confermato la “novità” delle ricerche presentate dalla lettera dell’Ospedale Bambino Gesù, novità che un medico del pediatrico di Londra aveva nei giorni scorsi negato. Il neurologo ha spiegato che la proposta terapia con nucleosidi, sperimentata sui topi con patologia leggermente diversa da quella di Charlie, ha dato esiti positivi sulla “riduzione della debolezza muscolare”, sulla “durata della vita” e anche miglioramenti delle funzioni cerebrali. Le somiglianze con la condizione di Charlie indurrebbero a “provare” con il piccolo, motivato da un “uso compassionevole” della terapia anche se per ora testata solo sui topi. Il teste americano, che ha visionato le cartelle cliniche, ha dichiarato di “non aver visto segni di danno cerebrale strutturale”, ma “disfunzione” e che le possibilità di successo della terapia sarebbero del 10%. Il medico americano ha però riferito ai giudici di Londra che i pazienti finora trattati con la medesima terapia e che hanno registrato miglioramenti “erano curati per patologie mitocondriali leggermente diverse da quelle di Charlie”. Secondo il neurologo “nessuno può dire se un danno cerebrale sia irreversibile” e neppure “elettroencefalogramma o risonanza magnetica possono indicare se Charlie stia soffrendo”. Quindi “il trattamento proposto per Charlie non gli farà alcun male” e che Charlie “non sembra essere sofferente”.

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