Ong e migranti: Goldsmith (Università Londra), “Ue rischia molti errori nel fare accordi con Libia”

Da 2.892 morti nel Mediterraneo nel 2015 si è saliti a 4.581 nel 2016, con un tasso di mortalità che è passato da 1,84 a 2,5 nel 2016. Da un anno all’altro sono cambiate anche le nazionalità dei migranti: prima erano moltissimi siriani, ora c’è una prevalenza di migranti africani. Nel 2016 è aumentato anche l’uso dei gommoni (erano 600 nel 2015, più di 1000 nel 2016) e delle piccole imbarcazioni stipate di 20/50 migranti e sono diminuite le imbarcazioni di legno, mettendo maggiormente a rischio le vite delle persone. “Ma la causa non è l’attività di ricerca e soccorso delle Ong perché i problemi sono iniziati prima, con il peggioramento delle condizioni in Africa e l’instabilità della Libia”: lo hanno ribadito oggi in conferenza stampa i ricercatori dell’università londinese Goldsmith, presentando a Roma la ricerca “Blaming the rescuers – Accusare i soccorritori”. “Bisogna tenere conto che la missione europea Eunavformed-Operazione Sophia contro i trafficanti ha distrutto il 75% delle imbarcazioni – ha ricordato uno dei ricercatori Charles Heller – e che le Ong si sono avvicinate alle coste libiche per rispondere a questa situazione difficile che mette in pericolo la vita delle persone. Non possiamo isolare alcuni attori in mare da altri nella valutazione complessiva”.

I ricercatori fanno anche una distinzione tra “smugglers” (non esiste un termine italiano – i ricercatori utilizzano “passatore” – indica coloro che aiutano i migranti a passare le frontiere in cambio di soldi ma senza coercizione) e “traffickers”, ossia i trafficanti di esseri umani che usano la forza e sfruttano le persone. “Gli smugglers in Libia sono stati oggi sostituti dai trafficanti a causa della crisi economica, della forte svalutazione del dinaro e del collasso del sistema bancario – ha spiegato Nancy Porsia, giornalista che ha curato l’analisi delle reti di trafficanti libici -. Le politiche europee e gli accordi che si stanno facendo con la Libia, per formare tra l’altro la guardia costiera libica, potranno forse a corto termine ridurre la partenze ma a lungo termine succederà che partiranno i libici. La stabilità della Libia e salvare vite in mare devono essere oggi le priorità”. A suo avviso, “l’Ue sta rischiando di coinvolgersi con attori sbagliati, in un contesto fragile di un Paese in guerra, dove il crimine cresce ogni giorno e anche i libici vengono rapiti e uccisi. Se si va di fretta si rischia di commettere molti errori e di condurre la Libia verso l’inferno”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy