Ong e migranti: Goldsmith (università Londra), “agenzie Ue e governi hanno reso i viaggi più rischiosi”

Le Ong che fanno ricerca e soccorso in mare “non sono la causa del peggioramento delle condizioni imposte dai trafficanti” ai migranti (ad esempio l’utilizzo di gommoni e imbarcazioni di minore qualità con centinaia di persone stipate). Al contrario le accuse “ignorano deliberatamente il ruolo che altri attori, incluse le agenzie dell’Ue e i governi nazionali, hanno avuto nel rendere le traversate più rischiose”. Lo afferma una indagine condotta dai ricercatori dell’università londinese Goldsmith, presentata oggi a Roma alla stampa estera. La ricerca “Blaming the rescuers – Accusare i soccorritori”, che ha analizzato le accuse dell’agenzia europea Frontex e di diversi politici europei alle Ong. “I fattori principali all’origine di una maggiore pericolosità delle traversate – ha spiegato Charles Heller, di Goldsmith – sono la crescita di un modello di tratta gestito dalle milizie libiche e gli effetti dell’operazione dell’Unione europea di contrasto ai trafficanti, nel corso delle quali sono state distrutte molte imbarcazioni di legno di grandi dimensioni, e non le Ong”.

Secondo la ricerca l’operazione dell’Unione europea Eunavformed incaricata di intercettare e distruggere le barche di legno più grandi utilizzate dai trafficanti” ha “contribuito a determinarne la sostituzione con gommoni più piccoli e instabili”. Mentre “i metodi violenti” della Guardia costiera libica “hanno portato, in alcune occasioni, al ribaltamento di barche, mettendo in pericolo la vita delle persone a bordo”. L’analisi dell’università londinese dimostra che “il tasso di mortalità è diminuito in maniera consistente nei periodi in cui le Ong erano presenti ed è aumentato di nuovo in loro assenza. Una maggiore presenza di Ong ha significato rischi minori per i migranti”.  Un ridimensionamento o l’interruzione delle loro attività – sottolineano i ricercatori – aumenterebbe “il rischio che molti più migranti muoiano nel Mediterraneo, come accaduto dopo la chiusura dell’operazione italiana Mare Nostrum a fine 2014”. Nella prefazione al rapporto, Francois Crépeau, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti dei migranti invita i Paesi europei a “garantire un approccio molto più onesto ed etico alla mobilità delle persone”, che “tratti i migranti non come pacchi da consegnare ma come esseri umani”.

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