Migranti: don La Magra (Lampedusa), “la nostra presenza al molo cerca di essere una presenza di accoglienza in mezzo ad una realtà orientata alla difesa”

(Torino) – “La nostra presenza al molo cerca di essere una presenza di accoglienza in mezzo ad una realtà orientata alla difesa. A Lampedusa, infatti, le forze dell’ordine difendono ‘noi’ da ‘loro’ così come il personale medico sta lì per difendere ‘noi’ da quelle che potrebbero portare i migranti in termini di malattie e infezioni. E poi c’è il personale di Frontex che è lì per difendere i confini”. Lo ha affermato questa mattina don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, intervenendo a Pianezza (To) alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale del Centro di orientamento pastorale. Nel suo intervento don La Magra ha ripercorso la storia di quest’isola di 6mila abitanti, una realtà rispetto alla quale “nella storia è stato impossibile per i popoli non incontrarla”. Il sacerdote ha ricordato come “dal 1° gennaio 2017 ad oggi più di 1.500 persone sono naufragate in mare senza mai essere recuperate”. Don La Magra ha denunciato anche come su alcune notizie ci sia il quasi totale silenzio dei media: “Qualche settimana fa una motovedetta libica il cui personale è stato addestrato dalla Marina italiana ha sparato ad una motovedetta italiana. Il motivo è che pensavano fossero migranti”. “Solo Avvenire ha dato la notizia e immagino non ne abbiate sentito parlare nei telegiornali”, ha osservato. “Ancora ieri – ha aggiunto – sono stati portati a Lampedusa in elicottero un ragazzo che non ce l’ha fatta ed è morto sull’isola, un ragazzo in avanzato stato di ipotermia e uno ferito da un colpo di pistola dalla Guardia costiera libica”. “Qualcuno vorrebbe far diventare Lampedusa frontiera. E la frontiera presuppone che dall’altro lato ci sia il nemico”, ha ammonito il sacerdote.

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