Luigi Pedrazzi: il ricordo di Arturo Parisi, “era un uomo buono, un cristiano fedele e un cittadino consapevole”

“Al nome di Gigi associo la categoria della gratuità”. È Arturo Parisi – docente, politico, ministro – a ricordare per il Sir la figura di Luigi Pedrazzi (1927-2017), scomparso ieri, a sua volta intellettuale cattolico, bolognese, impegnato negli ambiti della cultura, della comunicazione e della politica. “Ci eravamo conosciuti esattamente 50 anni fa, al terzo Incontro mondiale per l’apostolato dei laici. Lui era un dirigente del Mulino, io responsabile dei giovani di Azione cattolica. Quell’occasione ci diede modo di scoprire che nutrivamo gli stessi sentimenti e opinioni su molti temi civili ed ecclesiali. Del resto il Concilio era ancora caldo ed era facile ritrovarsi, dialogare, convergere su temi importanti”. Più avanti “la nostra conoscenza si fece più stretta quando io, che provenivo da Sassari e dal mondo universitario, arrivai a Bologna e all’Istituto Cattaneo, che era parte del ‘sistema-Mulino’. Lui era nel gruppo dei fondatori, aveva 13 anni più di me, ma avvertivo un’affinità di fondo”. “Il nostro fu anzitutto un incontro fra persone, entro un quadro di relazioni personali davvero ricche”, ricorda Parisi, che di Pedrazzi segnala la “irriducibile originalità” del pensiero. “Era – prosegue Parisi – un uomo buono, un cristiano fedele e un cittadino consapevole”.
Pedrazzi si mise anche al servizio della polis: “Certo, perché era – osserva Parisi – un intellettuale impegnato. Fu consigliere comunale a Bologna ai tempi di Dossetti e, più di recente, vicesindaco” del capoluogo emiliano. Quale eredità lascia Pedrazzi per l’oggi? “Era, e rimase sempre, un uomo del dialogo. Tra credenti e non credenti, in una Bologna in cui in passato il dialogo si era irrigidito. Uomo del dialogo tra cristiani delle diverse confessioni e tra uomini delle diverse fedi. Non di meno, esempio del dialogo tra le generazioni, con un marcato profilo da educatore”. Secondo Arturo Parisi, Luigi Pedrazzi “può essere ricordato come un maestro senza mai essere stato un professore (e al Mulino di professori ce n’erano tanti!), un cittadino onorato senza mai essere stato onorevole. Si è speso a fondo per Bologna; la sua città dovrebbe dunque onorarlo, scoprirlo – per chi non lo ha conosciuto in vita – e riscoprirlo, per chi lo conosceva e lo dava per scontato”. Parisi, commosso, conclude: “Questi sono momenti in cui possiamo parafrasare Giobbe: il Signore ce lo ha dato, il Signore ce lo ha tolto, sia benedetto il nome del Signore”.

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