Pastorale: Magatti (Università Cattolica), “solo in una visione concreta ci sta dentro la fede”

(Torino) – “Solo in una visione concreta ci sta dentro la fede. Il problema è incastonare la fede nella concretezza della vita. Una parrocchia deve domandarsi – ascoltando prima di tutto le persone che abitano del territorio – cosa fare perché la proposta di fede intercetti l’esperienza di vita dei parrocchiani, sapendo che una parrocchia può essere concretamente in alcuni ambiti della vita”. Lo ha affermato questo pomeriggio Mauro Magatti, docente di Sociologia, all’Università Cattolica di Milano, intervenendo alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, promossa dal Cop, apertasi oggi a Pianezza (To) sul tema “Ri-partire dalle periferie”. Vibrante è stato l’invito alla “concretezza” espresso da Magatti, da attuarsi su due soglie, due frontiere: “I luoghi del mistero”, porta aperta per “parlare dell’oltre e che non tralascia la cura del rito”, e “l’esclusione” dove essere “vicini a poveri, ultimi, emarginati, deboli”. “La Chiesa – ha ammonito – per essere concreta deve stare su questi due confini. Se fossimo capaci di stare bene lì, saremmo capaci di parlare ai nostri concittadini”, ha osservato Magatti. Nel corso della sua relazione, il sociologo ha parlato delle città, oggi caratterizzate da “eterotopia” e “astrazione”. “Viviamo in città eterotopiche – ha spiegato – nelle quali ci sono luoghi anche adiacenti che però non centrano più nulla l’uno con l’altro, come se vivessero in mondi paralleli”. A questo si aggiunge che oggi “la città è il luogo dell’astrazione” perché “la vita urbana è sempre più fatta di atomi messi nella condizione di separarsi dagli altri”. “Siamo sempre più disabituati a sopportare la pesantezza delle relazioni, che sono sempre più superficiali e patologiche”. “Le relazioni devono essere ‘generative’, non estrattive e maligne, cioè sterili”. “Il processo di astrazione – ha continuato – incide profondamente nella nostra vita e include sempre più la stessa persona umana”. Magatti ha invitato a “combattere l’astrazione, una malattia profonda” rilevando che serve “un grande sforzo per accompagnare persone e comunità a lavorare sul tema della concretezza”. “Una Chiesa che non pensa e che non è contemporanea non serve, perché non è capace di salvare”, ha osservato il sociologo, rilevando che “su famiglie con bambini e sugli anziani si possono fare dei lavori più profondi. Sono due punti per intercettare l’esistenza, concretamente e per rendersi utili rispetto alla loro vita e non strumentalmente”

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