Carcere e dipendenze: Cafiero (Fict), “più aiuti economici” al volontariato

“Onore al volontariato ma è difficile pensare che uno Stato si basi sul volontariato”. Così ha affermato Marco Cafiero, rappresentante della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), al seminario sulle carceri organizzato oggi a Roma da Focsiv. “La rete – ha proseguito – deve essere forte ma va allo stesso tempo corroborata perché anche la rete ha i suoi costi. I volontari per fare progetti hanno bisogno di risorse altrimenti non possono essere sussidiari allo Stato, chiediamo quindi più aiuti economici”. La presenza di tossicodipendenti in carcere è molto forte secondo i dati illustrati dallo stesso Cafiero. Su 56mila, infatti, oltre 18mila sono detenuti per droga. “Costerebbe di meno tenerli – ha spiegato – nelle comunità terapeutiche che sarebbero anche una misura di sicurezza sociale perché sappiamo bene che il recupero avviene tramite il rapporto con l’esterno e con la reclusione in carcere o in casa. Le associazioni di volontariato sono gravate da tantissime norme. Avrebbero bisogno di semplificazioni e agevolazioni”. Dell’esperienza in Sicilia ha parlato padre Salvatore Lo Bue, che gestisce la Comunità Casa dei Giovani, sorta sui terreni confiscati alla mafia: “Era giusto che loro, tossicodipendenti caduti nelle mani della mafia, si riappropriassero di quelle ricchezze che appartenevano loro e che i criminali avevano sfruttato. Si sentivano investiti di una missione eroica, sono riusciti a lavorare e a dormire dove i benpensanti invece non volevano mettere piede”. “Dallo Stato, dal ministro della Giustizia, i cittadini si aspettano obiettivi alti”. Con commozione Lo Bue ha ricordato un ragazzo deceduto nella giornata di oggi “per cui – ha ricordato – avevamo cercato di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di salute visto che era sieropositivo. Non ci siamo riusciti. Lo ospitavamo anche se la legge era contraria ma io non me la sentivo di lasciarlo solo”.

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