Siria: “Un ponte per” (Ong), aiuti italiani raggiungono le famiglie in fuga da Raqqa

Oltre 88.000 sfollati siriani saranno raggiunti da “Safe II”, intervento di emergenza lanciato dall’organizzazione italiana “Un ponte per…”, operativa in Medio Oriente da oltre 25 anni, e finanziato dalla Cooperazione italiana allo sviluppo, per non lasciare soli i tanti operatori sanitari che ogni giorno in Siria rischiano la vita per proteggere i civili. Distribuzioni di medicinali e sostegno alle cliniche gestite dalla Mezzaluna Rossa Curda (Krc) nel nord-est del paese: questo il cuore di “Safe II”, il progetto che in questa seconda fase, in continuità con la prima avviata nel 2016, porterà a 6 il numero delle cliniche sostenute. Si tratta di centri essenziali che forniscono servizi sanitari gratuiti alla popolazione siriana colpita dalla guerra e a tutte le persone in stato di bisogno, inclusi migliaia di rifugiati iracheni che in questi mesi hanno attraversato il confine siriano in fuga da Mosul, roccaforte irachena di Daesh. Tra le cliniche sostenute anche quella di Serekanye (Ras el Ein), da cui quotidianamente partono le ambulanze che servono i campi degli sfollati in fuga da Raqqa, recentemente colpita dall’offensiva per la sua liberazione, con un altissimo numero di vittime civili, fra cui molti bambini e donne. Con questo nuovo programma verranno incrementati i servizi sanitari pediatrici, le azioni a tutela della salute riproduttiva e contrasto alla violenza di genere, anche attraverso il rafforzamento delle capacità dello staff locale con corsi di formazione e aggiornamento professionale per medici, infermieri, ostetriche e operatori locali. Tra i servizi garantiti anche l’assistenza ginecologica, pre e post-natale e la pianificazione familiare nonché la fornitura di attrezzature sanitarie necessarie al funzionamento delle cliniche. Le cliniche, che offrono un’ampia gamma di prestazioni dedicate in modo particolare alle donne, operano nelle città di Serekanye, Amuda, Darbasiyah, Qamishli, Muabbada e al-Malikiyah) e nei vari campi profughi in cui sono state accolte.

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