Rifugiati: card. Parolin, Santa Sede lavora per assicurare la pace

“La prima preoccupazione è la pace”. Taglia corto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, per il quale “per ridurre il fenomeno delle migrazioni, dobbiamo assicurare la pace laddove c’è la guerra”.
“La Santa Sede lavora per assicurare la pace e per ridurre i conflitti, anche attraverso le mediazioni in corso in varie regioni del mondo con risultati più o meno efficaci”, ha sottolineato Parolin che ha preso parte all’incontro “Rifugiati, l’umanità non si arresta”, promosso all’Università Gregoriana dal Centro Astalli in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Nel conflitto della Siria, ha aggiunto, “la Santa Sede ha cercato di insistere sulla questione dei diritti umanitari”. “Si attaccano indiscriminatamente – ha spiegato – i civili, gli ospedali, le scuole: questo distrugge il tessuto sociale e mette in pericolo le persone, facendo aumentare anche il numero dei rifugiati”.
Un altro tema legato al fenomeno delle migrazioni è quello della povertà che, ha ricordato il segretario di Stato vaticano, “costringe moltissime persone a lasciare il proprio Paese”. “I migranti economici non sono riconosciuti come rifugiati, ma sono migranti forzati che scappano da situazioni in cui non è possibile vivere”, ha scandito il card. Parolin evidenziando che “la comunità internazionale deve interrogarsi su come assicurare loro la protezione di cui hanno bisogno”. Secondo il porporato, nel contesto attuale, dove non manca “un clima di rifiuto, di paura e di diffidenza”, esistono tuttavia anche dei “segnali di speranza”, quali ad esempio, “la crescente consapevolezza dell’interdipendenza tra gli Stati” e “il grande impegno da parte di varie organizzazioni per dare risposte umane a rifugiati”.

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