Giovani e lavoro: Francesco Spagnolo (Caritas italiana), servizio civile “forma alla professione e rafforza autoconsapevolezza”

La ricerca dell’Inapp (ex Isfol) del marzo 2017 su un campione di 1.000 intervistati tra i 4.251 giovani che hanno svolto il servizio civile nel 2015 tramite il programma europeo “Garanzia giovani”, destinato ai Neet, evidenzia che a sei mesi dalla fine del servizio, “un ragazzo su tre risulta occupato (33,5%): tra questi, il 22,5% ha trovato lavoro attraverso gli enti dove ha prestato servizio”. Del rapporto tra servizio civile nazionale e occupabilità (per la quale risulta essere il secondo canale dopo il passaparola di parenti e amici) parla Francesco Spagnolo, di Caritas italiana, intervenuto al seminario “Quale formazione per quale lavoro? Giovani e lavoro tra esperienze e buone pratiche” in corso a Roma. Il Snc ha un significato formativo, solidaristico, di sviluppo di reti e legami, di cittadinanza attiva. Tra le opportunità offerte, “collegare le innovatività progettuali sul territorio, e quindi l’esperienza fatta dai giovani, con le competenze richieste dal mondo del lavoro; non solo formare al lavoro, ma educare al valore del lavoro; contribuire al recupero di quella fascia di giovani più svantaggiati e/o ‘scoraggiati’; valorizzare la dimensione relazionale, intergenerazionale e generativa della figura dell’operatore locale di progetti; sviluppare percorsi di orientamento alla consapevolezza di sé, delle proprie capacità ed attitudini”.
I rischi sono “alimentare la crescita della cosiddetta ‘generazione tirocinio’”, giovani che non approdano mai ad un vero e proprio lavoro; costruire “un’esperienza iper professionalizzante, ma che cresce nella desolazione dell’attuale mercato del lavoro italiano; creare un’ulteriore forma di lavoro non riconosciuto”.

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