Usa: Baghdadhope, arresti a Detroit tra la comunità irachena. Musulmani e cristiani iracheni a rischio deportazione in Iraq. Protesta del vescovo caldeo Kalabat

Domenica 11 giugno nell’area di Detroit, in Michigan, gli agenti dell’Ice (Immigration Customs Enforcement), l’Agenzia federale americana che si occupa della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, ha compiuto una serie di arresti (le fonti consultate divergono sul numero dei coinvolti che non sembra però essere inferiore a 40) tra la comunità irachena. Ad essere fermati e trasferiti in Ohio in custodia sono stati musulmani ma, a quanto pare, soprattutto cristiani che in passato, anche molto lontano, si sono macchiati di diversi crimini sul suolo americano. Crimini violenti e gravi in alcuni casi ma anche più lievi come possesso di droghe leggere che sono stati però espiati con condanne alla carcerazione. A darne notizia è il sito Baghdadhope che si chiede il “perché di questa “stretta” del governo americano. “Se alla base c’è il sostegno alla politica contro gli immigrati della nuova amministrazione da parte della base bianca americana – si legge nel sito – nei fatti contingenti c’è un ‘do ut des’ che ha trovato le prime vittime”. Secondo il sito “in alcuni casi si tratta di persone (tutti uomini) che vivono negli Stati Uniti da quando erano bambini, che non hanno documenti di identità iracheni, che non parlano l’arabo e che hanno addirittura servito nell’esercito americano”.

Ora, sostiene Baghdadhope, “deportare gli iracheni di fede cristiana in un paese in cui non hanno più radici e che ha dimostrato di non essere esattamente un santuario per le minoranze religiose non musulmane (lo stesso Trump ha definito le violenze dell’Isis contro le minoranze un ‘genocidio’) vuol dire esporli a rischi gravissimi tanto che persino il di solito riservatissimo vescovo caldeo della diocesi degli Stati Uniti Orientali, mons. Francis Kalabat, ha invitato pubblicamente la comunità caldea americana alla calma ed ha promesso di intervenire presso il Dipartimento di Stato, i senatori ed i membri del congresso, l’ambasciata irachena negli Usa e la conferenza dei vescovi cattolici americani sulla base del fatto che ‘la Chiesa non si oppone alla giustizia e tutti i criminali recidivi che costituiscono un pericolo per la società devono essere arrestati ma molti di coloro che sono stati arrestati non sono criminali recidivi e nelle decadi passate sono stati dei buoni cittadini’”.

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