Caldo: Coldiretti, Italia a secco e Po a -2.59. Urgenti interventi di risparmio, recupero e riciclaggio acqua per le coltivazioni

Il livello idrometrico del Po è sceso due metri e mezzo sotto lo zero idrometrico (-2,59), un metro e venti centimetri in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per effetto di una primavera che in Italia si classifica come la seconda più calda e la quarta più asciutta dal 1800. E’ quanto emerge da un monitoraggio di Coldiretti che lancia l’allarme siccità nelle città e nelle campagne. “Lo stato del più grande fiume italiano – sottolinea Coldiretti – è rappresentativo della crisi idrica del Paese, anche perchè dal bacino idrico del Po dipende il 35% della produzione agricola nazionale”. Lungo la Penisola con il grande caldo gli agricoltori sono già dovuti ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare ortaggi, frutta, vigneti, fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte per i grandi formaggi tipici dal grana padano al parmigiano reggiano fino alla mozzarella di bufala. L’Emilia Romagna ha richiesto addirittura al Governo lo stato di emergenza ma la situazione è preoccupante in quasi tutte le regioni, da nord a sud. Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte – sottolinea Coldiretti – per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma di fronte alla tropicalizzazione del clima “occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua”.

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