Bambini vittime conflitti armati: Rotigliano (Unicef), “ci sono guerre dimenticate. Non c’è solo la Siria”

Nel mondo 230 milioni di bambini vivono in paesi dove sono in atto conflitti, 30 milioni invece sono sfollati. Oltre ai numeri impressionanti, a preoccupare il rappresentante dell’Unicef, Gianfranco Rotigliano – come ha spiegato in occasione della conferenza “Children victims of armed conflicts” promossa dal Sovrano ordine di Malta e dall’ambasciata della Repubblica Ceca presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine di Malta – è l’incapacità della comunità internazionale di attivarsi per prevenire gli abusi sull’infanzia. “In Italia – afferma Rotigliano a margine dell’incontro – vediamo alcuni conflitti, come la Siria, più di altri. Ma ci sono guerre in altre aree, ad esempio, Repubblica Centro africana, Sud Sudan, una parte del Bangladesh e Niger. In posti dove l’Unicef non riesce ad entrare, come la Libia o il Niger, sappiamo che i bambini imprigionati subiscono ogni forma di violenza. È difficile sanare questa situazione, è difficile lavorare in Africa dove i trafficanti riescono a convincere le famiglie a far partire i bambini”. Il rappresentante dell’Unicef ha elencato le sei peggiori violazioni oggi perpetrate ai danni dei bambini su cui l’organizzazione compie un report annuale per le Nazioni Unite. Si va dall’uccisione e le mutilazioni al reclutamento di bambini e agli stupri, dagli attacchi a scuole ed ospedali fino alla negazione di accessi umanitari. “Sono violazioni che vediamo tutti i giorni – ha commentato -. Anche ai tempi della guerra in Bosnia chiedevamo corridoi umanitari per vaccinare i bambini ma le parti in causa non hanno interesse perché vogliono tenere sotto pressione le comunità”. Altro dramma è la mancanza di istruzione che, secondo Rotigliano, “sarebbe invece una possibilità in più affinché quei bambini non abbraccino in futuro un fucile”. “La coscienza nel mondo non esiste – ha proseguito -. Quando la gente vede il corpo di un bambino sulla spiaggia si commuove ma lo fa per emotività non per un senso etico. Bisogna invece investire per proteggere i bambini e non solo a parole. Il mondo non dà abbastanza, solo quattro o cinque Paesi danno lo 0,7 del Pil all’Unicef. La cosa migliore sarebbe portare la gente a vedere i drammi dei conflitti per capire e prendere le decisioni”. “Questo Papa – ha concluso – è grandioso, c’è n’è fossero altri sette così o anche altri sette leader come lui andremmo più lontano”.

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