Papa Francesco: a nuovi sacerdoti, siate “pastori”, non “chierici di Stato”. “La doppia vita è una malattia brutta nella Chiesa”

“Per favore, non siate signori, non siate chierici di Stato, ma pastori, pastori del popolo di Dio”. Si è conclusa con questo invito, pronunciato a braccio, l’omelia della Messa celebrata ieri dal Papa, nella basilica di San Pietro, per l’ordinazione di 10 diaconi provenienti dai seminari diocesani romani (Pontificio Seminario Romano Maggiore, Pontificio Seminario Romano Minore, Collegio Diocesano “Redemptoris Mater”, Seminario della Madonna del Divino Amore) e da altri Collegi. Hanno concelebrato con il Papa il cardinale Agostino Vallini, suo vicario per la diocesi di Roma, monsignor Filippo Iannone, vicegerente, i vescovi ausiliari, i superiori dei Seminari interessati e i parroci degli ordinandi. “Non fate omelie troppo intellettuali ed elaborate: parlate in modo semplice, parlate ai cuori”, ha raccomandato Francesco esortando i nuovi sacerdoti a parlare “come parlava il Signore, che parlava al cuore”. “E sia gioia e sostegno ai fedeli anche il profumo della vostra vita, perché la parola senza l’esempio della vita non serve, meglio tornare indietro”, ha proseguito il Papa: “La doppia vita è una malattia brutta, nella Chiesa”, ha aggiunto a braccio. E ancora: “Un presbitero che ha studiato forse tanta teologia e ha fatto una, due, tre lauree ma non ha imparato a portare la Croce di Cristo, non serve. Sarà un buon accademico, un buon professore, ma non un sacerdote”. Poi la richiesta relativa alla celebrazione del sacramento della penitenza: “Per favore, vi chiedo in nome di Cristo e della Chiesa di essere misericordiosi, sempre; di non caricare sulle spalle dei fedeli pesi che non possono portare, e neppure voi. Gesù rimproverò per questo i dottori della legge e li chiamò ipocriti”. “Uno dei compiti – forse noioso, anche doloroso – è andare a trovare gli ammalati”, ha ricordato Francesco: “Fatelo, voi. Sì, va bene che vadano i fedeli laici, i diaconi, ma non tralasciate di toccare la carne di Cristo sofferente negli ammalati: questo santifica voi, vi avvicina al Cristo”. “Siate gioiosi, mai tristi”, l’invito finale: “Gioiosi. Con la gioia del servizio di Cristo, anche in mezzo alle sofferenze, alle incomprensioni, ai propri peccati. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito ma per servire”.

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