Migrante morto a Milano: Gualzetti (Caritas), “maggiori investimenti per l’integrazione”. Stop a slogan anti-profughi

“Siamo rimasti molto colpiti dal tragico gesto compiuto da questo ragazzo che aveva tutto il diritto di stare sul territorio italiano, ma che evidentemente si è sentito abbandonato dal nostro Paese. Nei nostro centri Caritas vediamo sempre più spesso segnali di sofferenza da parte di chi sbarca in Italia e poi resta prigioniero della burocrazia e della diffidenza. Ogni giorno avvertiamo in queste persone il sopraggiungere di depressione e disturbi mentali, che sono il frutto di una condizione disperata”. Lo dichiara al Sir il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, tornando sulla vicenda avvenuta ieri a Milano, dove un migrante di 31 anni, originario del Mali, si è tolto la vita nei pressi della Stazione Centrale. Secondo Gualzetti, “è ora che la politica si assuma le proprie responsabilità, smettendola con gli slogan e con le banalizzazioni mirate a prendere voti. Il compito delle istituzioni – precisa il direttore della Caritas – è quello di garantire ai migranti una vita dignitosa, aumentando le risorse da destinare all’accoglienza”. In altre parole, secondo Gualzetti, “servono maggiori investimenti per l’integrazione, ma soprattutto occorrono politiche sociali efficaci”. “Non basta accoglierli – conclude –, perché una volta che arrivano da noi, poi rimangono nel nostro territorio. E allora vanno affrontati percorsi seri che garantiscano loro un inserimento sociale. Questo passa necessariamente attraverso la garanzia di una casa e di un lavoro: non c’è altro modo per restituire dignità alle persone”.

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