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Papa Francesco: alla SpC, ripensare “L’Osservatore Romano” e la “Radio Vaticana”. Onde corte mai dismesse

Il “nuovo sistema comunicativo” della Santa Sede “nasce dall’esigenza della convergenza digitale” che consente di trasmettere le varie modalità comunicative “con un unico codice che sfrutta il sistema binario”. Lo ha ricordato oggi Papa Francesco ricevendo in udienza i partecipanti alla prima assemblea plenaria della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede. Dal Papa due indicazioni per altrettanti media vaticani coinvolti dal progetto di riforma: “L’Osservatore Romano” e la “Radio Vaticana”. Il giornale, “che dal prossimo anno entrerà a far parte del nuovo Dicastero – ha detto Francesco -, dovrà trovare una modalità nuova e diversa, per poter raggiungere un numero di lettori superiore a quello che riesce a realizzare in formato cartaceo. Anche la Radio Vaticana, da anni diventata un insieme di portali, va ripensata secondo modelli nuovi e adeguata alle moderne tecnologie e alle esigenze dei nostri contemporanei. A proposito del servizio radiofonico, mi preme sottolineare lo sforzo che il Dicastero sta compiendo nei confronti dei Paesi a bassa disponibilità tecnologica (penso ad esempio all’Africa) per la razionalizzazione delle Onde Corte che non sono state mai dismesse”. A breve, ha aggiunto, anche la “Libreria Editrice Vaticana” e “L’Osservatore Romano” faranno parte della “grande comunità di lavoro del nuovo Dicastero, e questo richiederà la disponibilità ad armonizzarsi con il nuovo disegno produttivo e distributivo”. D’altronde, “la storia è, indubbiamente, un patrimonio di esperienze preziose da conservare e da usare come spinta verso il futuro. Diversamente essa si ridurrebbe a un museo, interessante e bello da visitare, ma non in grado di fornire forza e coraggio per il proseguimento del cammino”.

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