Migrazioni: l’attivista Clemantine Wamariya, “mandate i rifugiati ad accogliere chi sbarca”

“Ingaggiate i rifugiati e mandateli in prima fila ad accogliere quelli che arrivano con i barconi, perché sanno come ci si sente”. E poi: “Europa, Africa, Asia, avete più strumenti di noi, smettetela di rubare dall’Africa, smettetela di rubarci la vita”. Questi i due appelli lanciati oggi pomeriggio da Clemantine Wamariya, ex rifugiata, storyteller e attivista per i diritti umani, durante l’incontro a Roma con gli studenti della Lumsa (Libera università Maria SS.ma Assunta). Clemantine, 29 anni, rwandese, è stata costretta a 6 anni a fuggire dal suo Paese a causa della lotta fratricida tra tutsi e hutu poi sfociata nel genocidio del 1994. Dopo aver trascorso 8 anni nei campi profughi africani e arrivata poi nel 2000 negli Stati Uniti è diventata famosa nel 2006 per aver raccontato la sua storia alla conduttrice televisiva Oprah Winfrey. Nell’aula magna della Lumsa ad ascoltarla oggi c’erano anche centinaia di migranti accolti nei centri della Croce rossa italiana a Roma. “16 anni fa ero invisibile come milioni e milioni di noi – ha detto -, oggi vi parlo con il cuore per invitarvi a guardarvi gli uni gli altri a prescindere dai titoli che ci separano, solo come esseri umani”. Clemantine ha raccontato delle sue tre donne di riferimento nella vita – la madre, la sorella e una “seconda madre” – e di cosa ha imparato da loro: il coraggio, la forza della preghiera, la determinazione. “Avevo 6 anni e una famiglia fantastica – ha detto -. Non sapevo nulla della guerra e mi sono ritrovata in un campo profughi con un pezzo di plastica come casa, per viverci mesi o anni, con pioggia, freddo, terremoti. Mia sorella raccoglieva i morti e li portava in una fossa, vicino ai bagni. Non c’è nulla di giusto in tutto questo. Con mia sorella decidemmo di fuggire in Congo, ma dopo 1 anno e mezzo anche lì ancora bombe”. Clemantine ha invitato gli studenti e i giovani migranti “a prenderci cura gli uni degli altri, ad ascoltarci e collaborare, perché altre persone utilizzano le nostre guerre, i nostri traumi. Ma i migranti che fuggono non sono la vostra beneficienza, non sono il vostro business”.

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