Salute: card. Montenegro, “il servizio al malato deve partire dalla contemplazione”

Un operatore pastorale che si prepara a lungo ma che non perde mai di vista la caratura speciale del servizio che compie: “Quello che fate è una missione, non una professione. Siate missionari e non mercenari”, ha detto esplicitamente fra Massimo Villa, superiore provinciale dei Fatebenefratelli, aprendo ieri a Brescia il convegno del 25° del Centro pastorale provinciale, al quale ha preso parte anche il cardinale Francesco Montenegro. Dopo il saluto di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute della Cei, il presidente della Commissione episcopale della carità e salute della Cei ha insistito sulla necessità che l’operatore pastorale ospedaliero recuperi la dimensione contemplativa che evita di trasformare il servizio in una procedura.”Ciò non vale solo per gli operatori pastorali: la specialità dei nostri ospedali religiosi non risiede in una particolare tipologia di cura o in una speciale tecnologia”, ha commentato il porporato. “Se quando entro in ospedale incontro Cristo, il modo corretto di pormi dinnanzi al sofferente non è diverso da quello che mi porta a incontrare Gesù nell’Eucarestia. Il servizio al malato non esaurisce dunque la vostra missione, ma deve partire dalla contemplazione. Se il povero – e il malato è il povero di salute – è presenza di Gesù, anche se ciò può essere scomodo lo debbo contemplare. Se non so contemplare non so servire”, ha aggiunto il card. Montenegro.
Per fra Villa, Gesù è il modello dell’operatore pastorale e, anche nelle corsie d’ospedale, “bisogna imitarlo nel suo modo di essere e di agire da pastore tra gli uomini”.

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