Religiosi: p. Tesfaye (comboniani), “se Dio non ci aiuta possiamo fallire da qualunque luogo veniamo o qualunque sia il nostro background”

“A volte pensiamo che quello che è puramente evangelico e ispirato dallo Spirito Santo appartenga a un gruppo di persone di una certa cultura, quando sappiamo che è un dono che viene da Dio ed è un arduo comando divino per tutti noi. I nostri fallimenti ci dicono che se Dio non ci aiuta possiamo fallire da qualunque luogo veniamo o qualunque sia il nostro background”. Lo ha affermato oggi pomeriggio padre Tesfaye Tadesse Gebresilasie, superiore generale dei Missionari comboniani, nel corso della 89ª assemblea semestrale dell’Unione superiori generali (Usg). Parlando di sfide e difficoltà incontrate nel discernimento vocazionale rispetto alla formazione interculturale, Tadesse ha rilevato che “a volte non abbiamo formatori/educatori con sufficiente esperienza e conoscenza dei background culturali dei nostri candidati”. Inoltre, in alcuni casi, “abbiamo sminuito le tensioni e i conflitti storici tra vari gruppi di persone e abbiamo tentato di creare una comunità senza affrontare la questione della riconciliazione, del perdono e della guarigione”. Per questo, ha evidenziato il superiore generale dei comboniani, “abbiamo bisogno di sapere e capire che i nostri candidati vengono da contesti in cui affrontano discriminazione e pregiudizi per il fatto di appartenere a un gruppo”. “Nella nostra Congregazione – ha aggiunto – abbiamo detto che la fase della formazione iniziale è una fase importante del nostro cammino di maturazione nell’apprendere come vivere nelle comunità interculturali”.

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