Religiosi: p. Tesfaye (comboniani), “le nostre comunità sono interculturali e perciò intergenerazionali”

“Le nostre comunità sono interculturali e perciò anche intergenerazionali. Alcuni elementi positivi e negativi del vivere insieme interculturalmente possono anche essere frutto di un vivere insieme intergenerazionale. Quindi dobbiamo anche discernere se i nostri candidati e confratelli in formazione sono pronti a vivere in una comunità intergenerazionale, quando lasciano la casa di formazione”. Lo ha affermato oggi pomeriggio padre Tesfaye Tadesse Gebresilasie, superiore generale dei Missionari comboniani, intervenendo alla 89ª assemblea semestrale dell’Unione superiori generali (Usg) in corso a Roma. “La nostra chiamata alla vita religiosa ci chiede di lasciare la nostra terra ed essere pronti ad andare in una terra sconosciuta, da popoli di razza, religione e cultura diverse”, ha ricordato Tadesse in apertura, sottolineando che “in molti Paesi il clero e le comunità religiose vivono e servono in un ambiente interculturale”. Il superiore generale ha poi richiamato quanto rilevato dall’ultimo Capitolo generale dei comboniani del settembre 2015: “La multiculturalità è una grazia che fa parte del ‘patrimonio carismatico’ del nostro Istituto sin dalla sua fondazione”. Ciononostante “alcuni confratelli vivono la multiculturalità con ansia, frustrazione, indifferenza o superficialità” mentre “altri colgono in questa dimensione una grazia per maturare sia nell’identità di Missionari comboniani sia nella qualità delle relazioni interpersonali e nella profezia della missione”.

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